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martedì 29 Settembre 2026

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Economia

Lazio, Life Science in crescita ma mancano le competenze formative

Il Lazio si posiziona come leader in Life Science con 14 miliardi di export, ma il mismatch formativo ostacola la crescita.

Il Lazio si conferma uno dei poli più forti d’Italia nel settore Life Science, con un export che supera i 14 miliardi di euro l’anno, pari al 26% del mercato nazionale. Tuttavia, il divario tra competenze richieste dalle aziende e quelle disponibili sul mercato rischia di frenare la crescita del settore. Il quadro emerge dal rapporto dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, presentato durante un incontro dedicato all’ecosistema regionale, organizzato in collaborazione con Lazio Innova, Camera di Commercia di Roma e Unindustria.

Un ecosistema in crescita ma con limiti

La regione può contare su 176 aziende, 21 mila addetti e cinque centri di ricerca nazionali, ma il vero punto debole resta il cosiddetto mismatch formativo. Si tratta dello scarto tra ciò che scuole e università preparano e ciò che le aziende cercano concretamente. Un problema che, a livello nazionale, ha un costo economico stimato in 1,8 miliardi di euro ogni anno. Per Alessandro Caforio, direttore Ricerca e Innovazione dell’UCBM, il Lazio dispone già di tutti gli elementi necessari: grandi aziende, Pmi, startup, università, centri di ricerca, Irccs e strutture dedicate all’innovazione. Il passaggio successivo consiste però nel farli lavorare maggiormente come sistema. L’obiettivo è creare una rete stabile dell’innovazione laziale, in cui università, ricerca e industria collaborino in modo sinergico.

Formazione e ricerca: i pilastri del futuro

Formazione continua, dottorati industriali, ricerca progettata insieme alle imprese e trasferimento tecnologico sono considerati i pilastri su cui costruire il salto di qualità. L’amministratore delegato e direttore generale dell’Università Campus Bio-Medico, Andrea Rossi, indica tre priorità: utilizzare meglio le risorse, formare competenze realmente spendibili e creare una rete stabile dell’innovazione laziale.

In questa direzione si inseriscono il rafforzamento dei dottorati industriali e la nuova sede dell’Academy UCBM. L’obiettivo finale è dare vita nei prossimi anni a un vero polo delle Life Science del Lazio, capace di mettere stabilmente allo stesso tavolo università, ricerca e industria. Il Lazio, con le sue risorse e potenzialità, ha le carte in mano per diventare un distretto internazionale, ma solo se riuscirà a colmare il divario tra formazione e domanda del mercato.

Il mismatch formativo rappresenta un ostacolo significativo per la crescita del settore. La regione, pur possedendo un ecosistema solido, deve affrontare la sfida di allineare le competenze formate con quelle richieste dal mercato. Solo con una collaborazione più stretta tra università e imprese sarà possibile realizzare un sistema in grado di sostenere la crescita del settore Life Science. La formazione continua e i dottorati industriali sono strumenti chiave per colmare il divario. L’Università Campus Bio-Medico e le altre istituzioni locali devono investire in programmi che rispondano alle esigenze specifiche delle aziende. Solo in questo modo sarà possibile costruire un polo di eccellenza in grado di competere a livello internazionale.

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