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martedì 29 Settembre 2026

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Meglio zitelle! al Teatro Anfitrione: una commedia sull’identità femminile e le scelte di vita

Al Teatro Anfitrione, “Meglio zitelle!” di Claudio Proietti esplora le scelte di vita delle donne attraverso una notte di confessioni e confronti.

Al Teatro Anfitrione di Roma, dal 8 all’11 ottobre 2026, andrà in scena “Meglio zitelle!”, spettacolo scritto da Claudio Proietti e regia e adattamento di Simona Gamberini. L’opera, presentata dall’Associazione Culturale Genta Rosselli e dalla Compagnia Lunarte, si concentra sul rapporto tra tre amiche – Anna, Maria e Lucia – che, durante una notte in una stanza d’albergo, si confrontano con le loro scelte di vita, le loro fragilità e le loro aspettative. L’idea di una “notte di confessioni” diventa il filo conduttore di un’esperienza che mette in discussione le definizioni di vita “giusta” per una donna.

Una commedia che parla di identità e scelte

Il testo di Claudio Proietti, adattato e diretto da Simona Gamberini, si sviluppa attraverso situazioni ironiche e momenti emotivamente intensi. Le tre protagoniste, interpretate da Maria Carla Generali, Marica Cotognini e Maria Marina Benetti, si ritrovano in una stanza d’albergo, un luogo sospeso che diventa metafora delle loro vite. Lì, durante una notte lunga e inattesa, si svelano gelosie, segreti e ripicche, ma anche la paura della solitudine e il peso dei compromessi. La scena si trasforma in un momento di resa dei conti dolceamara, in cui le donne si accusano, si difendono e si comprendono, fino a ritrovare nel loro legame qualcosa che sembrava essersi perduto.

La stanza d’albergo non è solo un ambiente, ma un luogo sospeso che permette alle donne di confrontarsi con se stesse e con le altre. Simona Gamberini ha spiegato che l’obiettivo dell’opera è far ridere, ma anche far riflettere. «Mi piacerebbe che il pubblico uscisse dallo spettacolo con un sorriso, magari riconoscendosi per un attimo in una battuta, in una fragilità, in una gelosia, in una paura o in qualcosa che le ragazze non hanno detto», ha detto la regista.

Un’esperienza che non si limita al ridere

«Ho cercato di non forzare nulla. Se non in alcuni momenti quello che ha scritto l’autore. L’ironia nasce soprattutto dalle situazioni e dai rapporti tra le tre donne, mentre le emozioni arrivano quando cadono le difese e vengono fuori le cose che hanno taciuto», ha aggiunto Gamberini. La stanza d’albergo, come spiega la regista, non è solo un ambiente nel quale si svolge la vicenda, ma un luogo sospeso, lontano dalla quotidianità, nel quale le donne non possono più sottrarsi a se stesse e alle altre.

La scena diventa un momento di confronto e di riconciliazione tra le tre protagoniste. «L’ho immaginata diversa da come viene descritta dall’autore, perché a volte siamo noi, in una situazione di nervosismo, a vedere le cose come non sono. In quello spazio chiuso, a un piano alto, le protagoniste possono invece ritrovare una forma inattesa di libertà e dirsi ciò che, nella vita di tutti i giorni, avrebbero tenuto nascosto», ha spiegato Gamberini.

Accanto alle tre protagoniste, l’opera si avvale delle voci fuori campo di Stefano Masciarelli, Antonio Catania, Maurizio Mattioli e Andrea Roncato, che contribuiscono alla costruzione della dimensione corale dello spettacolo. Al centro rimane, tuttavia, il rapporto tra le tre donne e la possibilità, attraverso una notte di confessioni, scontri e riconoscimenti, di mettere in discussione le definizioni con cui spesso si cerca di stabilire quale sia il modo “giusto” di vivere. «Mi piacerebbe che restasse l’idea che non esiste un modo giusto o unico di essere donna e che, anche dopo tanti anni e tante scelte, possiamo ancora decidere che cosa vogliamo davvero», ha concluso Gamberini.

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