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martedì 29 Settembre 2026

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Rino Barillari ricorda Umberto Pizzi: «Lavoravamo spalla a spalla, per Liz Taylor rischiammo la vita»

Rino Barillari racconta la collaborazione con Umberto Pizzi, i ricordi della Dolce Vita e la scomparsa del fotoreporter.

Una vita dedicata alla fotografia e alla Dolce Vita

Rino Barillari ha ricordato con emozione la collaborazione con Umberto Pizzi, un maestro del fotogiornalismo italiano. «Io e Umberto Pizzi abbiamo lavorato per anni spalla a spalla, per Liz Taylor rischiammo la vita», ha detto. La loro partnership, nata negli anni Sessanta, fu unica e senza rivalità. I due fotografi, noti per aver immortalato i momenti più significativi della Dolce Vita, condividevano non solo la passione per la fotografia, ma anche la vita quotidiana, spesso in modo intensissimo e rischioso. «Lui non scattava tanto per scattare: sapeva quando e come farlo», ha sottolineato Barillari, ricordando l’abilità e la sensibilità di Pizzi. La loro amicizia fu la base di una collaborazione senza eguali.

Un’agenzia nata da un’amicizia

La loro collaborazione iniziò quando Barillari lavorava per il quotidiano *Il Tempo*. «Era il 1968-69. Lavoravo per il quotidiano Il Tempo. Mi dissero che avevano arrestato un fotografo italiano della Fao, andai sul posto e incontrai questo ragazzo. Era un tipo sveglio, capì subito che aveva una marcia in più», ha raccontato. Dopo poco tempo, i due hanno aperto un’agenzia fotogiornalistica in via della Carrozze, un luogo che diventò il loro punto di riferimento. «Vivevamo di notte. Il nostro raduno era alla Taverna Flavia. Ogni sera capivamo chi c’era a Roma, cosa era successo, cosa valeva la pena raccontare e inseguire», ha spiegato Barillari.

La loro agenzia fu un’esperienza unica, basata su una profonda stima reciproca.

Tra i ricordi più significativi, c’è quello di Liz Taylor, una delle figure più iconiche della Dolce Vita. «Liza Taylor lo faceva impazzire. Umberto poi parlava anche un po’ di inglese, al contrario mio, riusciva sempre ad avvicinarla», ha detto Barillari. La loro vicinanza con la star americana fu un momento di grande emozione e professionalità. «Una volta inseguendola con l’auto stavo andando fuori strada. Mi mise una mano sul braccio, mi disse: “Basta, lasciamo perdere, la vita è più importante”», ha ricordato. Questo episodio, come tanti altri, ha messo in luce l’abilità e la sensibilità di Pizzi, che sapeva quando e come scattare.

La morte di Umberto Pizzi, avvenuta a 89 anni, ha lasciato un vuoto enorme nel mondo del fotogiornalismo. «Un altro Pizzi non ci sarà mai più. Era l’ultimo baluardo del fotogiornalismo», ha commentato Barillari. «Lui sviluppava il bianco e nero, era un artigiano ma anche un artista», ha sottolineato. Oggi, con l’arrivo del digitale, la fotografia è cambiata, ma il talento e la passione di Pizzi restano un esempio. «Oggi invece con il digitale oggi so’ tutti bravi», ha osservato Barillari, con un tono di ammirazione e nostalgia. L’ultimo saluto di Pizzi a Barillari fu un messaggio di incoraggiamento: «Mi fece gli auguri per i miei 81 anni. Mi ha detto “Tieni duro”». Per Barillari, è una giornata tristissima, ma anche un ricordo che rimarrà per sempre.

La morte di Umberto Pizzi ha segnato la fine di un’epoca. «Era un tipo sveglio, capì subito che aveva una marcia in più», ha ricordato Barillari, riferendosi al loro primo incontro. La loro collaborazione fu un’esperienza unica, basata su una profonda stima reciproca. «Mai uno screzio, mai una rivalità», ha sottolineato, ricordando come i due fotografi si fossero sempre supportati. «Anche in servizi difficili, sul terrorismo, abbiamo lavorato spalla a spalla», ha aggiunto. La loro amicizia fu la base di una collaborazione senza eguali, che ha lasciato un segno indelebile nel mondo del fotogiornalismo italiano.

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