Le associazioni di consumatori, imprese e lavoro hanno lanciato un allarme sul nuovo testo che disciplina il telemarketing selvaggio, temendo che possa limitare la concorrenza e danneggiare l’occupazione. La segnalazione, inviata dall’Antitrust al Parlamento e al governo, è partita da una denuncia di sette organizzazioni, tra cui alcune rappresentate dai consumatori. L’obiettivo è di evitare che le nuove normative restringano eccessivamente le possibilità di accesso alle offerte commerciali, favorendo i grandi operatori dominanti. Il dibattito è in corso al Senato, dove il testo è in discussione.
Le normative e le loro conseguenze
Il decreto bollette, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 18 aprile 2026, ha introdotto il comma 8 bis nell’articolo 51 del Codice del consumo. Questo prevede che, a partire da sessanta giorni dalla data di entrata in vigore, sia vietato effettuare sollecitazioni commerciali per telefono, anche mediante l’invio di messaggi, a consumatori finali domestici. Tuttavia, il professionista può contattare il consumatore se vi è stata una richiesta effettuata direttamente attraverso interfacce informatiche o nel caso in cui il contatto sia stato effettuato nei confronti di clienti di energia elettrica e gas che abbiano espresso specifico consenso. L’obbligo di dimostrare la validità del contatto è previsto, ma le società di telecomunicazione sono escluse.
Le associazioni sostengono che le nuove normative restringerebbero la scelta dei consumatori, limitando la possibilità di ricevere e confrontare offerte alternative. Questo, a loro avviso, favorirebbe la rendita di posizione degli operatori dominanti, dotati di ampie banche dati storiche. Inoltre, la misura non ferma l’illegalità, lasciando campo aperto agli operatori abusivi e ai call center clandestini.
Impatto sull’occupazione e sul mercato
Le organizzazioni denunciano anche un impatto negativo sull’occupazione, specialmente nel Mezzogiorno. La forte contrazione dell’attività lungo la filiera dei contact center, composto da 80 mila addetti, potrebbe portare alla perdita di oltre 1.000 posti di lavoro in aree con gravi difficoltà occupazionali, come Matera, Rende e Palermo. L’uso indiscriminato dell’Intelligenza Artificiale per la sostituzione del lavoro umano aggraverebbe la situazione. Le associazioni sottolineano che la tutela dei lavoratori non può essere caricata sui cittadini, che prima delle restrizioni subivano fino a 10-20 telefonate di marketing al giorno.
Le organizzazioni firmatarie rivolgono un appello formale al governo e al Parlamento, chiedendo di correggere l’art. 51 del Codice del consumo e di espungere ogni tentativo di estendere il regime restrittivo al comparto delle telecomunicazioni. In particolare, chiedono di stralciare l’ipotesi contenuta nel disegno di legge annuale sulla Concorrenza e l’Articolo 2 del Disegno di Legge n. 1942, attualmente in discussione al Senato. L’estensione delle attuali distorsioni alla telefonia, in contrasto con i rilievi dell’Antitrust, significherebbe un ulteriore danno alla concorrenza e all’occupazione regolare. “L’obiettivo comune – concludono le associazioni – resta quello di costruire tutele che funzionino per davvero: contrasto rigoroso ai fenomeni di molestia e illegalità attraverso la tracciabilità e la responsabilità, salvaguardando al contempo un mercato trasparente, aperto alla concorrenza e accessibile ai consumatori e a tutte le imprese sane del Paese.”



