Volkswagen ha consegnato il 49% della gigafactory di Valencia alla cinese Gotion, in un accordo che segna un ulteriore passo nella crescente presenza delle aziende cinesi nella filiera europea delle batterie. L’operazione, realizzata attraverso un investimento di circa 1,1 miliardi di euro, ha visto Gotion acquisire la partecipazione, lasciando a Volkswagen il controllo con il 51%. L’accordo non riguarda soltanto la Spagna, ma si estende a una filiera che coinvolge la Slovacchia e il Marocco, con l’obiettivo di creare un hub europeo per le batterie LFP.
Un’espansione strategica cinese in Europa
La decisione di Gotion di entrare nel settore delle batterie in Europa rappresenta una strategia mirata a consolidare la sua posizione nel mercato globale. L’azienda, da anni partner strategico di Volkswagen, ha investito in una serie di joint venture che collegano Spagna, Slovacchia e Marocco. La gigafactory di Valencia, trasformata in un polo per le batterie LFP, sarà il cuore di questa rete. La tecnologia LFP, nota per i costi inferiori rispetto ad altre chimiche, sta diventando sempre più importante per le auto elettriche di fascia accessibile.
La Cina controlla quasi l’80% della capacità produttiva mondiale di celle agli ioni di litio.
La Cina detiene una posizione dominante nella produzione mondiale di batterie, con un controllo che supera l’80% della capacità produttiva di celle agli ioni di litio. Nelle fasi intermedie della catena del valore, la situazione è ancora più chiara: circa l’85% dei materiali attivi per i catodi e oltre il 90% per gli anodi proviene da Cina. I produttori cinesi hanno raggiunto quasi il 75% delle batterie installate a livello mondiale, con un impatto particolarmente forte in Europa. Nel 2025, le aziende cinesi rappresentavano oltre la metà del mercato europeo delle batterie, quasi il doppio rispetto alla quota registrata due anni prima. La dipendenza europea dalle batterie LFP è particolarmente elevata, con quasi tutte quelle utilizzate nell’Unione europea provenienti direttamente dalla Cina o integrate in automobili prodotte nel Paese asiatico.
L’Europa cerca di reagire, ma con ritardi
Bruxelles ha reagito alla crescente dipendenza europea dalle batterie cinesi, introducendo dazi compensativi sulle auto elettriche prodotte in Cina nel 2024. Inoltre, nel giugno 2026, la Commissione ha rafforzato le regole sul controllo degli investimenti esteri, obbligando gli Stati membri a introdurre meccanismi di screening. L’obiettivo è proteggere tecnologie critiche, materie prime e infrastrutture strategiche. Parallelamente, la Commissione ha lanciato il Battery Booster Facility, uno strumento fino a 1,5 miliardi di euro per sostenere la produzione europea di celle e ridurre le dipendenze strategiche. Tuttavia, la velocità di risposta dell’Europa rimane un problema. Mentre l’Unione costruisce strumenti di difesa commerciale e incentivi industriali, la Cina dispone già di una filiera completa, economie di scala e competenze tecnologiche difficili da replicare rapidamente.
La Corte dei conti europea ha segnalato nel 2026 che l’Unione continua ad avere difficoltà nel diversificare l’approvvigionamento di materie prime critiche, con la produzione interna e il riciclo che non stanno crescendo abbastanza rapidamente. L’ingresso di Gotion nella gigafactory Volkswagen mostra quindi il dilemma industriale europeo: attrarre capitali e tecnologia per mantenere la competitività, rischiando però di aumentare la dipendenza dai gruppi che già dominano la filiera globale delle batterie.



