Una bambina di due anni ha rischiato di soffocare dopo aver inghiottito un fermaglio per capelli. L’emergenza è stata gestita in modo rapido e professionale da due medici di famiglia, Luisa Cappello e Francesco Magnanini, che hanno salvato la piccola con la manovra di Heimlich. La madre, straniera e non parlante italiano, ha avuto difficoltà a comunicare, rendendo l’intervento ancora più complesso. La situazione è avvenuta a Belluno, in un’area in cui la Medicina di Gruppo integrata “Belluno-Dolomiti” ha un ruolo chiave nel presidio sanitario locale.
Un episodio che ha scosso l’ambulatorio
La bambina, chiamata Sara (nome di fantasia), ha inghiottito un fermaglio e ha iniziato a vomitare sangue. La madre, in preda al panico, ha raggiunto l’ambulatorio della Medicina di Gruppo integrata “Belluno-Dolomiti” a Cavarzano, dove i medici hanno subito iniziato a intervenire. La mancanza di comunicazione ha reso la situazione estremamente critica, ma grazie all’aiuto del figlio adolescente, che parlava italiano, i medici hanno capito la gravità del caso.
La manovra di Heimlich ha salvato la vita della piccola.
Con la bimba in braccio, i medici hanno provato a rimuovere l’oggetto ostruente con le compressioni addominali, applicando la manovra di Heimlich. La situazione era estremamente tensionante, con i secondi che sembravano eterni. La bambina aveva un colorito cattivo e vomitava sangue, segno di un’emergenza in atto. Dopo un intervento decisivo, il fermaglio è stato estratto e la piccola è stata stabilizzata. L’ambulanza del 118 è arrivata in tempo, trovando la molletta già districata dalla faringe.
Un sistema in bilico e un futuro incerto
Il caso ha suscitato preoccupazioni anche sul ruolo delle Medicine di Gruppo integrate, che in Veneto sono 30, con 4 in provincia. A Belluno, la Medicina di Gruppo integrata “Belluno-Dolomiti” ha 12mila assistiti, tra cui 3-4mila over 65, seguiti da un team di 6 medici, 5 infermiere e 6 segretarie. Aperte 12 ore al giorno e 8-10 al sabato, queste strutture sono un punto di riferimento per la comunità. Tuttavia, Fabio Bortot, coordinatore del presidio, ha espresso preoccupazione per il futuro: i contratti dei medici scadono al 31 dicembre 2026, e non ci sono risposte definitive sul loro destino.
La stabilità del sistema sanitario locale è in discussione.
La situazione ha messo in luce la fragilità del sistema sanitario locale e la necessità di una gestione stabile e prevedibile. I medici di base, come Luisa Cappello e Francesco Magnanini, hanno dimostrato la loro professionalità e la loro capacità di reagire in situazioni di emergenza, salvando la vita di una bambina. La loro esperienza ha reso evidente l’importanza di un presidio sanitario accessibile e reattivo, in grado di gestire situazioni critiche con prontezza e competenza.



