Hats-6 b, un gigante gassoso in orbita attorno a una stella nana M a circa 500 anni luce dalla Terra, ha sconvolto le teorie sulla formazione planetaria. Un team di astronomi guidati dall’Università del Maryland ha rivelato la presenza di acqua, metano, ammoniaca e anidride carbonica nell’atmosfera del pianeta, un risultato che ha suscitato grande interesse nel settore scientifico. Questo esopianeta, scoperto nel 2015 attraverso la survey HatSouth, presenta caratteristiche inaspettate che mettono in discussione i modelli attuali sulla formazione dei giganti gassosi.
Un pianeta inatteso
Secondo la teoria dell’accrescimento del nucleo, le stelle nane di tipo M non dovrebbero essere in grado di formare pianeti giganti come Giove o Saturno a causa della scarsità di materiale e del tempo insufficiente. Tuttavia, gli scienziati stanno scoprendo un numero crescente di mondi simili a Hats-6 b, che sfidano le attuali conoscenze. «Queste piccole stelle non hanno abbastanza materiale né abbastanza tempo per formare pianeti grandi come Giove e Saturno», ha spiegato la ricercatrice Giannina Guzmán Caloca, prima autrice dello studio.
Atmosfera complessa e temperatura insolita
Le osservazioni effettuate con il telescopio spaziale James Webb (Jwst) hanno rivelato una composizione atmosferica ricca e un comportamento insolito. L’atmosfera di Hats-6 b contiene quattro molecole: acqua, metano, anidride carbonica e ammoniaca. L’ammoniaca, in particolare, è una rivelazione significativa, poiché è una delle poche molecole identificate in un’atmosfera esoplanetaria e la seconda ottenuta mediante spettroscopia di trasmissione. La sua presenza potrebbe indicare una popolazione chimica diversa rispetto ai giganti gassosi attorno a stelle simili al Sole. Un altro dato inaspettato è la temperatura di equilibrio del pianeta, che risulta intorno ai 120 gradi Celsius, molto inferiore a quella teorica di circa 425 gradi. «Se il pianeta è davvero così freddo, significa che qualcosa sta probabilmente riflettendo nello spazio una grande quantità della luce stellare, impedendole di riscaldarlo», ha commentato Guzmán. La spiegazione più probabile è la presenza di nubi e foschie simili a quelle di Venere.
Un’osservazione chiave per la scienza
Per studiare Hats-6 b, i ricercatori hanno utilizzato la modalità Prism dello spettrografo NirSpec di Jwst, osservando due transiti del pianeta sul disco della sua stella, il 15 e il 21 gennaio 2024. La spettroscopia di trasmissione ha permesso di analizzare la composizione dell’atmosfera, rivelando la presenza delle molecole menzionate. La forte discrepanza tra la metallicità atmosferica e quella globale del pianeta suggerisce che l’atmosfera potrebbe non essere completamente rimescolata, un comportamento simile a quello dei giganti gassosi del Sistema solare.
Questi risultati aprono nuove prospettive per comprendere la formazione dei sistemi planetari. «Studiando le loro atmosfere – capire di che cosa sono composte, come si sono formate e quali assomigliano a quelle dei pianeti giganti del Sistema solare e quali, invece, non sembrano avere analoghi nel nostro vicinato cosmico – può aiutare a capire se anche altri sistemi planetari si siano formati attraverso processi simili a quelli che hanno portato alla nascita del nostro», hanno concluso i ricercatori.



