Il Papa ha incontrato una delegazione di monache domenicane durante un’udienza questa mattina, 30 settembre, sottolineando l’importanza del loro servizio e invitandole a non cedere allo “spirito di sopravvivenza”. Il Vescovo di Roma ha elencato le difficoltà che affrontano le comunità religiose, come l’invecchiamento delle comunità, la riduzione delle vocazioni, la diminuzione della capacità lavorativa e i problemi economici legati alla gestione di immobili. Ha anche menzionato sfide come la formazione condivisa, l’interculturalità e l’organizzazione di strutture di comunione. Il Papa ha sottolineato che non si deve isolare impegni e forze, ma continuare a mettersi in ascolto dello Spirito e di ciò che chiede, coltivando la quiete e il silenzio.
Contemplazione e silenzio come base del servizio
Il Papa ha richiamato la tradizione di due grandi pensatori della Chiesa, san Tommaso d’Aquino e san Domenico, sottolineando che “ogni parola di annuncio, perché sia vera, deve trarre origine dal silenzio”. Ha ricordato che la meditazione personale è “respiro della nostra relazione con Dio”, ma anche “sosta silenziosa in cui accogliere la Parola e lasciarsene trasformare”. Il silenzio, coltivato fedelmente, è prezioso non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro sé stesse, per essere attente alle sorelle in comunità e agli altri di fuori.
Il Papa ha anche ricordato la vita delle prime comunità femminili, che dedicavano la preghiera contemplativa e lo studio, accompagnando con la penitenza la predicazione dei fratelli. Ha menzionato il riconoscimento delle virtù eroiche della Serva di Dio suor Maria Petra Giordano, monaca professa dell’Ordine dei Predicatori. Le vostre Costituzioni richiamano il diligente rispetto di un valore fondamentale alla vita claustrale: il silenzio. Esso, coltivato fedelmente, vi sarà prezioso, non solo per custodire l’intera osservanza e favorire la quiete nel monastero, ma anche per guardare dentro voi stesse, per essere attente alle sorelle in comunità e agli altri di fuori.
Unite pur senza uniformarvi
Il Papa ha concluso il discorso indicando come “prezioso” sia il servizio alla Chiesa, da portare avanti nella comunione e nel discernimento: “unite pur senza uniformarvi, fedeli alla tradizione e aperte alla novità, contemplative perché capaci di portare il mondo davanti a Dio”. Ha sottolineato l’importanza di non cedere alla tentazione dello “spirito di sopravvivenza”, che potrebbe portare a isolarsi e ridurre gli impegni, nell’illusione di rendere sufficienti le poche forze che rimangono.
Al contrario, ha invitato a ascoltare cosa lo Spirito chiede, oggi, alla vita contemplativa domenicana, consapevoli che prima delle opere da gestire c’è una chiamata a cui rispondere, un fuoco che arde e che non si può lasciar morire. Il Papa ha anche ricordato che in un mondo segnato dalla velocità, dall’immediatezza e dal dovere di riempire ogni vuoto, l’importanza della contemplazione è fondamentale, dove “trovano ascolto le domande che ogni persona si pone, ma a cui non è sempre facile rispondere da soli”.
Per questo, sottolinea, è necessario che le comunità offrano “oasi di vera e profonda pace”, dove taccia l’affanno caotico legato alle cose esteriori e ci si possa mettere in ascolto della voce di Dio. Il Papa ha invitato le comunità a creare spazi di libertà e di verità, in cui custodire l’attenzione, facendosi sensibili alla voce di chi “non conta”, e maturando saggezza e generosità.



