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mercoledì 30 Settembre 2026

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Cronaca

Una supplente di matematica condannata per maltrattamenti ai danni di bambini

Una supplente di matematica in provincia di Taranto è stata condannata a 4 anni di reclusione per maltrattamenti ai danni di bambini.

Una supplente di matematica in una scuola elementare in provincia di Taranto è stata condannata a 4 anni di reclusione per gravi maltrattamenti ai danni di bambini di seconda elementare. L’episodio, che risale al periodo 2014-2015, ha visto la docente utilizzare lo scotch per tappare la bocca degli alunni e legarli con corde per mantenerli fermi. La sentenza, emessa dal Tribunale di Taranto, ha anche stabilito un interdizione per 5 anni dai pubblici uffici e un risarcimento di 5 mila euro per ogni famiglia coinvolta nel processo.

Le violenze e le conseguenze psicologiche

Le violenze subite dai bambini, raccontate inizialmente a un’altra insegnante della scuola, poi ai genitori e infine nell’incidente probatorio, hanno permesso di cristallizzare il materiale agli atti del processo. Le testimonianze hanno rivelato dettagli sconcertanti: la maestra, oggi 63enne, aveva come obiettivo iniziale il materiale scolastico, lanciandolo dalle finestre o sotterrando gli oggetti negli alberi vicini alla scuola. Successivamente, le punizioni si sono trasformate in violenze fisiche, con la maestra che intimava agli alunni di essere allontanati dai genitori o di finire in carcere se avessero raccontato il tutto.

Le conseguenze psicologiche sono state gravi e durature. I bambini hanno sviluppato incubi notturni, timore del contatto fisico e rifiuto di avvicinamento anche da parte della famiglia. Inoltre, fuori dall’orario scolastico, alcuni alunni si rifiutavano di leggere ad alta voce per paura di sbagliare e di scaturire anche nei genitori le stesse reazioni dell’insegnante. Per superare il trauma, alcuni degli allievi hanno dovuto affrontare un percorso terapeutico con un esperto.

Un modello relazionale basato sulla paura

La giudice Federica Furio ha ritenuto che le prove raccolte hanno evidenziato l’esistenza di un modello relazionale improntato alla mortificazione dell’alunno, con la paura come strumento ordinario di gestione della classe e la compressione della libertà personale dei bambini mediante pratiche coercitive e umilianti sistematicamente reiterate. La sentenza ha sottolineato come il clima di «vessazioni fisiche e morali, caratterizzato da umiliazioni, coercizioni e minacce» abbia determinato una stabile condizione di paura e sofferenza incompatibile con i doveri educativi connessi alla funzione docente. La sentenza ha messo in luce l’importanza di un ambiente scolastico sicuro. Il caso ha finito davanti al Tribunale di Taranto, con una condanna che ha trasformato il contesto scolastico, che dovrebbe rappresentare un luogo di crescita, in un ambiente caratterizzato da paura, mortificazione e sofferenza psicologica. La donna, assistita dall’avvocato Valerio Sgarrino, è stata processata insieme alle famiglie degli studenti costituite parte civile, con la legale Viviana Rago.

  • Condanna a 4 anni di reclusione per maltrattamenti
  • Interdizione per 5 anni dai pubblici uffici
  • Risarcimento di 5 mila euro per ogni famiglia coinvolta

Il caso rappresenta un esempio di come le violenze in classe possano avere conseguenze profonde e durature, richiedendo interventi tempestivi e un sistema educativo che tuteli i diritti dei minori.

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