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mercoledì 30 Settembre 2026

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Cronaca

Venezia perde le botteghe: calzolai da 98 a 5, affitti triplicati

Venezia perde botteghe e affitti triplicati, crisi commerciale e sociale nel centro storico.

Venezia, simbolo del patrimonio storico e culturale italiano, sta vivendo una trasformazione radicale nel suo tessuto commerciale. Il centro storico, noto per la sua unicità e la sua fragilità, ha visto diminuire drasticamente il numero di botteghe tradizionali, passando da 98 calzolai a soli 5. Al contempo, gli affitti sono aumentati in modo esponenziale, con alcuni esempi che segnalano un triplicamento dei canoni. Questo scenario, che coinvolge non solo il commercio, ma anche il turismo, la mobilità e la qualità della vita, rappresenta una sfida per la città e per i suoi abitanti.

Un modello per i centri storici italiani

Venezia, con il suo centro storico insulare, è diventata un paradigma per i centri storici delle città italiane. Tuttavia, questa stessa caratteristica ha reso la città particolarmente vulnerabile alle trasformazioni economiche e sociali. Il tessuto commerciale di vicinato, composto da negozi, artigiani e attività locali, sta scomparendo, lasciando spazio a un mercato sempre più orientato al turismo. Secondo i dati di Confcommercio, dal 2012 al 2025 le attività di commercio al dettaglio in centro storico sono scese da 1.403 a 1.171, con un calo significativo anche per i negozi di prodotti alimentari, passati da 110 a 70.

La scomparsa delle botteghe di prossimità ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei residenti. Il macellaio, il fornaio o il fruttivendolo rappresentano un presidio sociale e economico essenziale. La loro scomparsa ha un impatto notevole, riducendo le opportunità di accesso a prodotti e servizi locali. Inoltre, il tessuto sociale si indebolisce, con una riduzione del senso di comunità e di appartenenza.

Un sistema in crisi e una richiesta di intervento

La crisi non riguarda solo il commercio, ma anche la socialità. Le botteghe di prossimità, come il macellaio, il fornaio o il fruttivendolo, rappresentano un presidio sociale e economico essenziale. La loro scomparsa ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei residenti. Roberto Panciera, presidente di Confcommercio Venezia, ha sottolineato l’importanza di un intervento concreto, come l’indennità per chi apre e gestisce un negozio. «Ci vuole una indennità a chi con atto di coraggio apre e gestisce un negozio», ha detto Panciera, aggiungendo che i Comuni possono agire anche attraverso misure fiscali, come l’abbassamento della Tassa rifiuti.

La situazione è ulteriormente aggravata dall’aumento degli affitti, che in alcuni casi è arrivato a triplicare. Esempi come il negozio di artigianato in legno di Signor Blum, che ha dovuto lasciare la storica sede dopo 35 anni, e la gelateria Tarcisio di San Rocco, che ha visto il canone aumentare da 6mila a 8mila euro al mese, illustrano la gravità del problema. «Conseguenze: Signor Blum deve spostarsi a fine anno non si sa dove, Tarcisio chiude», ha detto un anonimo osservatore.

Parallelamente, il turismo continua a crescere, con un impatto significativo sul mercato locale. A Cannaregio e San Marco, ad esempio, si contano più di 600 locali food in due chilometri quadrati, tra take away, kebab, friggitorie e pizze al trancio. Questo fenomeno, pur contribuendo all’economia, ha anche effetti negativi: il turismo si mangia la città, e non sempre in cerca della qualità. La crisi del commercio e del tessuto sociale di Venezia rappresenta un tema trasversale, che richiede un intervento coordinato tra diversi settori. «Non solo quello al commercio, ma anche il turismo, il bilancio, la casa, la mobilità…», ha sottolineato Panciera, richiamando l’importanza di un tavolo permanente al Comune, in cui partecipino le categorie e gli assessori. La città, con i suoi 48mila residenti nel centro storico, deve trovare nuove strade per salvaguardare la sua identità e la sua vivibilità.

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