Alex Schwazer, marciatore altoatesino noto per le accuse di doping, ha deciso di richiedere le controanalisi sul campione B, ma la sua mossa risulta fuori tempo massimo. Dopo sei mesi di rifiuti, l’atleta ha chiesto l’esame del campione B per la sua terza positività all’Epo, rinunciando alla pretesa di analizzare il campione C informale conservato dall’ex coach Sandro Donati. La richiesta, però, non è conforme al regolamento antidoping, che prevede un termine di tre giorni dalla notifica per richiedere l’esame del campione B.
La strategia di Schwazer e il pressing legale
La decisione di Schwazer, arrivata su pressione del suo legale Gerhard Brandstätter, segna una inversione di rotta rispetto alla posizione tenuta finora. L’atleta, insieme al suo staff, aveva inizialmente rifiutato di procedere con i canali ordinari, richiedendo l’analisi anche del campione C, conservato in un luogo sicuro. La richiesta, però, è stata bollata come irricevibile dalle autorità antidoping, poiché il campione C non è stato sigillato e non è stato gestito da un ente ufficiale. Il legale Brandstätter ha confermato che Schwazer era inizialmente contrario a procedere con i canali ordinari, ma è stato convinto a far cadere ogni condizione preliminare. La mossa, però, risulta inadeguata, poiché il termine per richiedere l’esame del campione B è scaduto da mesi. L’articolo 18 delle Norme Sportive Antidoping stabilisce che l’atleta può richiedere l’esame entro tre giorni dalla data di ricevimento della comunicazione dell’esito avverso.
La richiesta di Schwazer non rispetta i termini stabiliti dal regolamento.
Le conseguenze di una mossa fuori tempo massimo
La richiesta di Schwazer, pur se incoerente con il regolamento, potrebbe attivare il procedimento disciplinare. L’atleta, infatti, rischia la radiazione a vita per doppia recidiva, considerando che la positività all’Epo è già stata confermata in precedenti test. Inoltre, il procedimento penale in Germania, relativo alla positività riscontrata alla 50 chilometri dello scorso aprile 2026, è già in corso. La mossa improvvisa della difesa appare quindi ampiamente fuori tempo massimo, nonostante l’impegno del legale per trovare una soluzione. La decisione di Schwazer segna un passo indietro rispetto alle richieste precedenti, ma non risolve le questioni legali e sportive che lo riguardano. L’atleta, pur dichiarando di essere innocente, ha scelto di non difendersi stavolta, lasciando aperto il dibattito su come si possa procedere in un contesto di regole chiare e rigorose.
La situazione di Schwazer rimane complessa, con un mix di accuse, procedimenti e tentativi di chiarimento.
La sua ultima mossa, pur se incoerente con il regolamento, non cambia il quadro generale, ma potrebbe influenzare ulteriormente il suo destino sportivo e legale. La situazione resta in sospeso, con un’attenzione costante su come si evolverà il caso, nonostante le richieste e le opposizioni dell’atleta.



