Da pochi mesi si parlava di Milano Cortina, medaglie e continuità. Oggi, invece, il dibattito si sposta verso il voto sul commissariamento della FIGC. Diana Bianchedi ha lasciato ieri l’incarico di capo delegazione della Nazionale dopo appena poche settimane, spiegando che le dichiarazioni del ministro Andrea Abodi avrebbero messo in discussione valori a cui ha improntato la propria carriera. La decisione, forte e inaspettata, ha suscitato reazioni immediate. Abodi, a sua volta, ha risposto a Repubblica sostenendo che “la politica qua non esiste” e che presentare il commissariamento come una questione politica mortificherebbe il CONI.
Un passaggio di consegne in movimento
La vicenda, che sembra nata da un problema di tesseramento, si è allargata ben oltre la semplice tessera. Bianchedi, che era stata scelta da Malagò per la Nazionale, ora si trova a difendere posizioni istituzionali diverse. Il suo distacco dalla FIGC ha due effetti immediati: il primo è togliere una castagna dal fuoco all’ANAC, che stava esaminando il suo doppio ruolo. Il secondo è più concreto: Bianchedi rimane vicepresidente vicaria del CONI e potrà partecipare alla Giunta del 6 ottobre, chiamata a decidere sul commissariamento della FIGC. La sua decisione, però, non è legata direttamente a questa votazione, ma a una posizione che ha scelto di abbandonare.
La scelta di Bianchedi pesa più delle poche settimane trascorse con la Nazionale. Resta pienamente dentro l’organismo che dovrà pronunciarsi sulla Federazione guidata dall’uomo al quale è stata a lungo vicina. Il quadro è complesso, ma la decisione di Bianchedi ha messo in luce una dinamica che non è solo interna al CONI, ma che coinvolge anche il ruolo del ministro e la governance delle federazioni sportive.
Un rapporto lungo anni, un conflitto istituzionale
La storia di Bianchedi e Malagò è lunga e costruita su anni di collaborazione. L’Espresso ha ricordato come la sua carriera sia nata dall’Aniene e che i rapporti con Malagò siano stati fondamentali. Oggi, però, si trovano a difendere posizioni diverse. Malagò sostiene che dietro la vicenda ci sia anche una partita politica, mentre Abodi, che ha la responsabilità di vigilare sul CONI, non intende intervenire sulla decisione. Decideranno Giunta e Consiglio nazionale.
La vicenda ha allargato il campo ben oltre la tessera. Due uomini che si conoscono da molti anni nello sport oggi si trovano, per i ruoli che ricoprono, a difendere posizioni istituzionali diverse. Il clima dello sport italiano è cambiato rapidamente. Sembrano secoli, ma sono passati pochi mesi da quando si parlava di Milano Cortina, medaglie e continuità. Oggi, invece, si parla di voto, di commissariamento e di posizioni istituzionali. Bianchedi lascia la Nazionale, Abodi ricorda di vigilare sul CONI, Buonfiglio raccoglie i pareri e Malagò prepara la sua difesa.



