Il cinema italiano sta diventando uno spazio di presa di posizione, con due documentari che affrontano il genocidio in Gaza e il potere di Benjamin Netanyahu a registrare incassi record e reazioni del governo israeliano. NAZA e The Bibi Files, due film che raccontano le violenze e i segreti del sistema di potere israeliano, hanno conquistato il pubblico italiano, che sembra interessato a narrazioni alternative alle cronache mainstream.
Documentari come strumento di resistenza
NAZA, documentario dei registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor, si conferma al primo posto del botteghino nazionale con circa 695.665 euro incassati in tre giorni, per un totale di 1.806.945 euro e 94.970 spettatori. Il film, che raccoglie le confessioni di membri degli apparati militari coinvolti nelle operazioni a Gaza, ha suscitato reazioni forti dal governo israeliano, che ha invocato la revoca della cittadinanza per i registi, accusati di tradimento dello Stato.
The Bibi Files, documentario della sudafricana Alexis Bloom sull’indagine per corruzione che portò all’incriminazione di Netanyahu, si piazza al secondo posto con 174.250 euro e 22.973 spettatori. Il film, vietato in Israele per “motivi di privacy”, ha suscitato l’interesse del pubblico italiano, che ha accolto con entusiasmo le sue rivelazioni. Entrambi i film sono considerati “i film che Netanyahu non vuole farci vedere”.
Un pubblico che cerca verità
L’Italia è il paese europeo in cui No Other Land, documentario da Oscar realizzato dal collettivo israelo-palestinese formato da Abraham, Szor, Basel Adra e Hamdan Ballal, ha raccolto il maggior numero di spettatori, con un botteghino che ha registrato circa un milione di euro. Il film, che ha incassato 3,7 milioni di dollari in tutto il mondo, è diventato un simbolo di resistenza e di ricerca di verità. Altre opere, come La voce di Hind Rajab, che ricostruisce la tragica morte di una bambina palestinese di cinque anni, hanno conquistato 1,6 milioni di euro. Anche Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, documentario di Simone Manetti sulla morte del ricercatore italiano, ha incassato poco meno di 400mila euro, suscitando indignazione per l’assenza di finanziamenti pubblici.
Un cinema che si risveglia
Questi documentari, spesso militanti o di opposizione, trovano nella sala cinematografica uno spazio alternativo alla televisione, diventando un antidoto alla disinformazione. Il pubblico italiano, ormai del tutto disaffezionato al cinema di fiction, sembra interessato a opere che intercettano squarci di verità e che permettono di prendere una posizione. Il cinema, in questo contesto, diventa un luogo di dibattito e di responsabilità. La distribuzione di questi film è curata da Mescalito Film, una casa di distribuzione indipendente che si è fatta notare grazie a Food for Profit, documentario sugli allevamenti intensivi e l’industria della carne che ha sfiorato un incasso complessivo di mezzo milione di euro. Questi film non solo raccontano la realtà, ma anche la resistenza di chi cerca di cambiarla.



