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giovedì 1 Ottobre 2026

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L’era Ozempic e la moda: il ritorno della magrezza e il rischio di esclusione

L’arrivo dei farmaci GLP-1 ha modificato la moda, riducendo le taglie e influenzando la rappresentazione dei corpi. Il rischio di esclusione e il valore sociale del peso.

L’era Ozempic ha portato con sé un cambiamento radicale nella moda, con un ritorno della magrezza al centro della conversazione e una riduzione delle taglie più ampie. Il fenomeno, che ha visto un aumento esponenziale dell’uso dei farmaci GLP-1, ha influenzato non solo la percezione del corpo, ma anche le strategie di produzione e distribuzione dei brand. La moda, che una volta si concentrava su personalizzazione e inclusività, sembra ora tornare a privilegiare i corpi più snelli, a scapito di quelli più grandi. La domanda che sorge spontanea è: a quale prezzo?

La moda e il corpo: un rapporto in evoluzione

La moda, in un’era in cui la personalizzazione e l’inclusività sono sempre più richieste, sembra aver fatto un passo indietro. I dati mostrano come alcuni grandi retailer, come Mango e H&M, abbiano ridotto drasticamente la disponibilità delle taglie più ampie. Tra il 2025 e il 2026, la quota di taglie XXL e 4XL è calata in modo significativo, con alcuni brand che hanno persino eliminato completamente le taglie più grandi. Questo cambiamento non è casuale: si lega direttamente all’espansione del mercato dei farmaci GLP-1, che hanno reso il corpo magro una priorità per molte persone.

Un’immagine del corpo che si trasforma

La rappresentazione dei corpi nella moda ha subito un’evoluzione parallela. Le passerelle, che una volta avevano visto una varietà di corpi, oggi mostrano un’immagine dominata da modelle straight-size. Secondo il report del Vogue Business, il 97,6% dei look presentati durante le sfilate autunno-inverno 2026/27 è stato indossato da modelle di taglia normale, mentre solo il 2,4% da quelle mid-size o plus-size. Questo dato, pur non dimostrando un calo totale della domanda per i corpi più grandi, indica una riduzione della visibilità e della rappresentazione, con conseguenze potenzialmente profonde.

La professoressa Maria Luisa Frisa, storica e critica della moda, sottolinea che la moda non crea da sola un’immagine del corpo, ma la rielabora e la amplifica. «La moda va dietro a una moda, non tanto la moda in sé», spiega. I farmaci GLP-1, con la loro capacità di ridurre il peso, hanno influenzato l’immaginario collettivo, portando a una magrezza che sembra essere diventata un valore sociale. «La manipolazione del corpo e l’idea di corpo magro esistono dalla notte dei tempi», osserva Frisa, ma il loro impatto è stato amplificato da una combinazione di fattori, tra cui i social media e la moda.

Il rischio di esclusione e il valore sociale del peso

La riduzione dell’offerta di taglie più ampie non è solo un problema di disponibilità, ma anche di rappresentazione. «Il peso rischia di diventare il valore sociale della persona», afferma Laura Brioschi, modella e attivista. La riduzione delle taglie può far sentire alcuni corpi nuovamente fuori posto, con conseguenze psicologiche e sociali. «Il problema è che i marchi non hanno più interesse a cavalcare l’onda di un corpo grande che decide di esistere e di esprimersi», spiega Brioschi. «Ci sono tante persone che cercano cose piacevoli da indossare su un corpo grande. Lo vedo anche con il mio piccolo brand Made in Italy».

Il rischio più immediato è che la magrezza torni a essere presentata come condizione per essere rispettati, amati o visibili. «Il movimento di body positivity è nato per chiedere gli stessi diritti per tutti i corpi», ricorda Brioschi. «Non importa se sei magro o se non lo sei: non significa volere che le persone siano grasse, ma è difendere la libertà di ciascuno di fare del proprio corpo ciò che desidera». La magrezza non è un valore in sé, ma un’idea che può essere manipolata e usata per influenzare le scelte di vita delle persone. La moda, in questo contesto, non è la sola responsabile. Il sistema di immagini che circola sui social media e nei media di massa ha un ruolo cruciale. «L’abito è quella cosa che ci rappresenta al mondo», osserva Frisa. «Noi scegliamo di vestirci e, nel momento in cui scegliamo di farlo, decidiamo come rappresentarci di fronte al mondo». La moda, in questo senso, è una disciplina che influisce sulle scelte di vita delle persone, ma non deve mai ridurre il diritto di ogni corpo a essere visto e rispettato.

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