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giovedì 1 Ottobre 2026

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L’IA modifica le petizioni, ma non aumenta le firme

L’uso dell’IA nelle petizioni online ha reso i testi più lunghi e uniformi, ma non ha portato a un incremento delle firme.

Un effetto inaspettato dell’IA sulle petizioni online

L’intelligenza artificiale sta modificando il modo in cui vengono scritte le petizioni online, rendendole più lunghe, più elaborate e più simili tra loro. Tuttavia, non sembra che questo cambiamento abbia portato a un aumento delle firme o di una maggiore partecipazione. È quanto emerge da uno studio condotto da ricercatori della Cornell University, pubblicato su ‘Nature Human Behaviour’. L’analisi ha riguardato 1,5 milioni di petizioni lanciate su Change.org prima e dopo l’introduzione di uno strumento di scrittura basato sull’IA. Il risultato ha sorpreso gli stessi ricercatori, che avevano ipotizzato un miglioramento nella persuasione e nella credibilità dei testi.

Le petizioni diventano più uniformi, ma non più efficaci

Le petizioni scritte con accesso all’IA erano mediamente più lunghe, utilizzavano parole più complesse e mostravano una maggiore uniformità nello stile. Anche i titoli hanno iniziato ad assomigliarsi maggiormente, con termini come “implementare”, “imporre” o “sollecitare”, poco frequenti in precedenza, che sono diventati molto più comuni. Tuttavia, l’effetto sul successo delle campagne non ha seguito la stessa direzione. I ricercatori hanno utilizzato due indicatori: la capacità di una petizione di ottenere almeno un commento entro 30 giorni e quella di raggiungere almeno dieci firme. In entrambi i casi, l’IA non ha prodotto un miglioramento rispetto al periodo precedente. La quota di petizioni capaci di raccogliere almeno un commento entro 30 giorni è anzi diminuita di circa il 5% rispetto ai livelli precedenti all’introduzione dello strumento.

Un’evoluzione del linguaggio, ma un effetto limitato

L’assistente di scrittura basato sull’IA è stato introdotto gradualmente da Change.org nei Paesi anglofoni, prima negli Stati Uniti, nel Regno Unito e in Canada, e undici settimane più tardi in Australia. Questo intervallo ha permesso di confrontare l’andamento delle petizioni prima e dopo l’introduzione dell’IA tra il 2 ottobre e il 15 dicembre 2023. Le differenze nel linguaggio sono risultate evidenti, ma l’effetto sul successo delle campagne non ha seguito la stessa direzione. Anche osservando separatamente 4.611 utenti che avevano pubblicato petizioni sia prima sia dopo l’arrivo dell’assistente IA, l’accesso allo strumento ha portato a testi più lunghi ma a risultati mediamente peggiori.

La delega della scrittura riduce la partecipazione Secondo i ricercatori, le petizioni generate o corrette dall’IA tendono a essere meno specifiche e dettagliate, mentre chi delega parte della scrittura a un assistente automatico potrebbe essere anche meno motivato a promuovere personalmente la propria campagna. “Le persone non firmano una petizione perché stanno semplicemente navigando su Change.org”, ha spiegato Isabel Corpus, dottoranda in Information Science alla Cornell e prima autrice dello studio. Più spesso arrivano alla campagna perché viene condivisa da una persona o da un’organizzazione di cui si fidano. Se diminuisce la propensione di chi crea la petizione a condividerla, può quindi diminuire anche il coinvolgimento complessivo.

Un’osservazione di rilevanza globale

Il dato assume un peso particolare considerando le dimensioni della piattaforma. Change.org dichiara oltre 500 milioni di utenti in 196 Paesi, con più di 2.000 nuove petizioni create ogni giorno e oltre 500.000 firme quotidiane. Nell’Unione europea la piattaforma ha registrato circa 9,8 milioni di utenti attivi mensili medi nel semestre terminato nell’agosto 2026. Lo studio suggerisce così un limite più generale dell’adozione degli strumenti di scrittura automatica. L’intelligenza artificiale può modificare rapidamente la forma e lo stile dei contenuti prodotti online, ma questo non significa necessariamente che riesca a renderli più efficaci. Il rischio, osservano gli autori, è invece quello di rendere i testi progressivamente più omogenei senza migliorare il risultato per cui sono stati scritti.

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