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giovedì 1 Ottobre 2026

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Scienza

Nuove immagini dei buchi coronali rivelano dettagli inaspettati in onde radio

Nuove osservazioni dei buchi coronali in onde radio rivelano dettagli inaspettati, grazie a telescopi INAF.

Un team di ricercatori coordinati da Marco Marongiu dell’Inaf di Cagliari ha rivelato nuove caratteristiche dei buchi coronali osservati in onde radio, grazie all’utilizzo dei radiotelescopi SRT di San Basilio e GRT di Medicina. L’analisi, pubblicata su Solar Physics lo scorso agosto, ha mostrato come la visione di questi fenomeni solari in banda K (18-26 GHz) possa fornire informazioni inaspettate rispetto alle osservazioni in ultravioletto. I buchi coronali, grandi regioni dell’atmosfera solare con bassa densità di plasma e configurazione magnetica aperta, si rivelano più complessi di quanto si pensasse.

Struttura e dinamica dei buchi coronali

I buchi coronali, che nell’Euv appaiono come macchie scure, si rivelano in radio molto diversi. Alcuni risultano più scuri, altri più luminosi, a seconda della lunghezza d’onda utilizzata. Questo fenomeno è legato alla struttura fisica e magnetica delle regioni solari. Le linee del campo magnetico, invece di richiudersi sulla superficie, si estendono nello spazio interplanetario, generando parte del vento solare veloce, che raggiunge velocità fino a 800 km/s.

La differenza tra osservazioni in ultravioletto e in radio è cruciale per comprendere la complessità dei buchi coronali.

La banda K, utilizzata in questo studio, permette di ottenere informazioni su regioni alte della cromosfera e sulla zona di transizione verso la corona. La radiazione osservata è di origine termica, prodotta dall’interazione tra elettroni e ioni nel plasma solare. Misurando la temperatura di brillanza, i ricercatori possono individuare differenze tra le varie regioni del disco solare e confrontarle quantitativamente. Questo approccio ha rivelato strutture magnetiche piccole, come i coronal bright points, che non sono distinguibili a risoluzioni dei radiotelescopi, ma contribuiscono alla luminosità complessiva.

Osservazioni in banda K e loro significato

Un esempio di questa complessità è la “radio dark region” Rdr1, osservata il 21/11/2020 con il satellite Sdo e in polarizzazione con il radiotelescopio di Medicina. Questa regione, apparentemente scura in radio, non corrisponde a un vero buco coronale identificato in Euv. Gli autori interpretano questa struttura come una possibile controparte radio di un dark halo, una struttura scura che potrebbe circondare alcune regioni attive del Sole.

Questi risultati suggeriscono che gli effetti associati alle strutture magnetiche solari possano essere osservati anche negli strati relativamente bassi dell’atmosfera.

Le osservazioni radio, condotte con il Sardinia Radio Telescope (SRT) di San Basilio e il Grueff Radio Telescope (GRT) di Medicina, mostrano quindi un Sole diverso da quello che siamo abituati a vedere nelle immagini ultraviolette. Una regione che nell’Euv appare semplicemente come una grande macchia scura può contenere, se osservata in radio, una struttura molto più articolata, fatta di piccole regioni magnetiche, variazioni di temperatura e differenti condizioni del plasma. Questo tipo di osservazioni è importante anche per comprendere meglio il vento solare. I buchi coronali sono, come dicevamo, una delle principali regioni associate alla fuoriuscita di vento solare veloce e studiarne la struttura magnetica e termica ai diversi livelli dell’atmosfera può aiutare a capire come il plasma riesca a passare dalla superficie del Sole allo spazio interplanetario. L’uso di telescopi radio offre una prospettiva unica, permettendo di analizzare dettagli che non sono visibili in altre bande dello spettro eletromagnetico.

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