La decima edizione dell’Ocean State Report di Copernicus ha reso evidente un quadro di cambiamenti climatici drammatici negli oceani, con impatti significativi sull’Artico e sul Mediterraneo. Il report, pubblicato il 1 ottobre 2026, sottolinea una perdita di ghiaccio marino senza precedenti, un aumento del livello del mare e ondate di calore marine da record. Questi fenomeni, che si intensificano nel tempo, mettono a rischio infrastrutture, comunità e ecosistemi marini. La Commissione europea ha rilevato che il 60% delle infrastrutture costiere dell’Artico è diventato vulnerabile all’erosione e all’innalzamento del livello del mare, un dato che conferma l’accelerazione del cambiamento climatico.
La perdita di ghiaccio e i suoi effetti
Secondo i dati del report, tra il 1979 e il 2025 l’estensione del ghiaccio marino nell’Artico è diminuita di circa 490.000 km² per decennio, una superficie equivalente a quella della Spagna. Questa riduzione ha modificato le condizioni del mare, esponendo le coste artiche a venti più forti, onde e erosione. L’effetto si fa sentire non solo in regioni polari, ma anche in aree come il Mediterraneo e il Mar Nero, dove nel 2024 si sono registrate ondate di calore marine eccezionali, con temperature superiori di oltre 4,6 °C rispetto alla norma. Questi dati evidenziano un riscaldamento degli oceani che ha conseguenze dirette su ecosistemi, economie e infrastrutture.
La vulnerabilità dei piccoli Stati insulari
La relazione ha anche messo in luce la particolare vulnerabilità dei piccoli Stati insulari in via di sviluppo. Il 65% delle loro zone economiche esclusive complessive ha sperimentato un’accelerazione dell’innalzamento del livello del mare dal 1999. Questo fenomeno, se non contrastato, potrebbe portare a gravi conseguenze per la popolazione e per la sostenibilità delle attività economiche locali. Il report sottolinea che il monitoraggio degli oceani non è più solo un’attività di ricerca, ma un strumento essenziale per l’adattamento alle condizioni climatiche in evoluzione.
Il valore del report sta nel collegare i cambiamenti fisici dell’oceano alle loro conseguenze concrete, come l’impatto sulla biodiversità, sulla sicurezza alimentare e sulla resilienza delle comunità costiere. L’Unione europea, attraverso il programma Copernicus, raccoglie e rende disponibili dati sull’evoluzione degli oceani per supportare politiche di protezione ambientale e di adattamento al cambiamento climatico. La sfida, come sottolinea la relazione, non è più solo misurare quanto sta cambiando il mare, ma utilizzare queste informazioni per preparare infrastrutture, economie e società a condizioni oceaniche sempre più diverse da quelle del passato.
Il report ha anche evidenziato un aumento del livello del mare, con una crescita media globale di circa 4,2 millimetri all’anno dal 2012. Questo incremento ha reso le aree costiere più esposte a rischi come allagamenti e erosione. Inoltre, il riscaldamento dei mari può influire negativamente sugli ecosistemi, sulla pesca e sulle attività economiche che dipendono dalla salute degli ambienti marini. La riduzione del ghiaccio artico e l’aumento del livello del mare non sono fenomeni isolati, ma hanno un impatto diretto sulla biodiversità e sulla sicurezza alimentare.



