La nuova collezione di Balenciaga, presentata con un’immagine che evoca il mare e la libertà, si pone al centro di una riflessione su cura, responsabilità e il rapporto tra moda e società. Dall’oceano di Stella ai coralli di Piccioli, fino ai fiori di Vivier, la casa di moda si ispira a elementi naturali e culturali per creare un’esperienza di stile che non si limita al vestire, ma si estende al pensiero e al futuro. La domanda che emerge è chi ha il diritto di decidere il futuro e chi deve limitarsi a comprarlo.
La cura come filosofia del vestire
La collezione di Pierpaolo Piccioli, ispirata al mare, si distingue per una ricerca di fluidità e movimento. Abiti con orli gonfi, onde sui fianchi dei pantaloni e tessuti azzurri evocano una simbiosi tra natura e moda. Il trench corallo, realizzato con lino e organza, diventa un simbolo di comunità e relazioni. Piccioli riconosce in questa simbiosi una figura della maison, fatta di competenze, relazioni e tempo condiviso. La cura, in questo contesto, non è solo un concetto estetico, ma una scelta di vita che si traduce in ogni dettaglio del capo.
La coerenza passa attraverso decisioni sui materiali, ricerca, rinunce, anche se il compito del vestito rimane quello di farsi desiderare.
Una camicia bianca espone ogni decisione: una proporzione sbagliata, una cucitura superflua. Il capo nasce nell’atelier dell’alta moda, dove viene studiato sul volume. Il taglio e le cuciture disegnano la forma, stringono la vita, lasciano agio alle spalle; la costruzione si regge senza sostegni interni. Piccioli racconta di aver cominciato a studiare a giugno: lo studio richiede mesi, la soluzione si affida alla precisione del modello e della cucitura a macchina. È qui che la sua lettura di Balenciaga acquista autorevolezza.
La Belle Vivier e il ritorno al movimento
La collezione di Roger Vivier, presentata come Vivier en Fleur, fa sbocciare i motivi d’archivio su oggetti destinati al movimento. La Belle Vivier incontra denim e ricami; un nuovo modello allarga la fibbia e riprende il tacco rocchetto. Il pizzo disegnato da Monsieur Vivier negli anni ’60 riappare in versione tecnica sulle sneaker. Le farfalle della linea Pièce Unique si posano su borse gioiello, mule e décolleté. Dall’oceano di Stella ai coralli di Piccioli, fino ai fiori di Vivier: la cura reclama conseguenze, anche nei consigli d’amministrazione.
La domanda torna così ai ragazzi in piazza: chi ha il diritto di decidere il futuro e chi deve limitarsi a comprarlo?
La moda, in questo senso, non è solo un’arte, ma un’esperienza che coinvolge il presente e il futuro. La bellezza della collezione sta anche nella fiducia accordata alle persone. Piccioli parla del ritorno alla magrezza estrema e del desiderio di vestire bene corpi differenti. C’è generosità in questo: a una camicia, a una giacca, a chi le indossa viene dedicata un’attenzione che merita ammirazione. Il pizzo di Calais apre spazi sul corpo e partecipa alla costruzione; fiori astratti d’organza, gonfi d’aria, danno ritmo ai volumi. Una borsa viene modellata sullo spazio lasciato dal corpo, le scarpe assecondano il piede, il completo maschile guadagna una morbidezza che rende plausibile il ritorno al vestire formale. Si vede una silhouette, si sente la libertà di muoversi. La casa di moda, attraverso la sua scelta di materiali e design, cerca di rispondere a questa sfida con una coerenza che si traduce in decisioni precise e rinunce deliberate.



