Il cinema italiano si trova in una situazione di crisi profonda, con un declino di produzioni e un’assenza di successi internazionali. Dopo anni di difficoltà, il settore non riesce più a riflettere la società come era stato nel passato. La crisi, che si fa sentire in ogni aspetto del settore, è aggravata da una serie di fattori complessi, tra cui la politica, l’economia e la demografia. Il cinema italiano, che una volta era un simbolo di cultura e identità nazionale, oggi si trova a lottare per sopravvivere in un contesto sempre più difficile.
Un sistema in crisi e un’assenza di successi
Dal termine della pandemia, il modello industriale del cinema italiano ha subito un declino, mentre la creazione artistica fatica a rinnovarsi in un paese con un declino demografico irreversibile. Nonostante alcuni successi popolari, come C’è ancora domani (2023) di Paola Cortellesi, il settore sta affrontando una crisi dopo l’altra. La mancanza di registi italiani in importanti festival internazionali, come la Mostra del Cinema di Venezia, ha suscitato indignazione e preoccupazione. L’assenza di premi, per di più in casa, si è aggiunta alla mancanza di registi italiani nelle sezioni principali dei festival di Berlino e di Cannes all’inizio dell’anno.
La crisi non è solo economica, ma anche culturale. A differenza del cinema francese, il cinema italiano non riesce più a essere, come era stato a lungo nel passato, lo specchio della società. La mancanza di un sistema di supporto per il cinema, come gli abbonamenti cinematografici illimitati o il contributo obbligatorio delle piattaforme di streaming, ha reso il settore sempre più debole.
La politica e l’impatto economico
La crisi è stata ulteriormente aggravata dall’arrivo al potere dell’estrema destra con il governo di Giorgia Meloni nel 2022. Il cinema è diventato un terreno di scontro politico, con un meccanismo degli aiuti pubblici che è rimasto a lungo bloccato. Il ministro della cultura Alessandro Giuli, successore di Gennaro Sangiuliano, ha cercato di ristabilire un clima di fiducia, ma le lungaggini dell’amministrazione e le numerose coproduzioni internazionali girate in Italia hanno indebolito le società indipendenti, incapaci di stare al passo.
Le multinazionali che hanno comprato società di produzione o distribuzione italiane hanno indebolito ulteriormente il settore. Il produttore Angelo Barbagallo ha sottolineato che il problema non è solo politico, ma anche economico e artistico. A differenza della Francia, dove il cinema è parte integrante dell’identità nazionale, l’Italia ha svenduto la sua cultura e il suo senso critico. Il produttore Nicola Giuliano ha criticato il conformismo che consuma il paese, sottolineando che anche al Centro sperimentale di cinematografia gli studenti guardano le stesse serie di Netflix. La mancanza di un sistema di supporto per il cinema ha reso il settore sempre più debole. Le multinazionali che hanno comprato società di produzione o distribuzione italiane, come StudioCanal e Fremantle, hanno indebolito ulteriormente il settore, che non riesce a sviluppare nuovi talenti.



