La morte di Abderrahim Fakir, avvenuta il 19 luglio al Pilastro di Bologna, ha acceso un acceso dibattito tra la famiglia e la difesa degli agenti che lo hanno immobilizzato. Secondo il legale dei familiari, la causa del decesso sarebbe stata l’ipossia causata dalla posizione prona, mentre la difesa degli agenti sostiene che la cocaina abbia giocato un ruolo determinante. La relazione definitiva dei consulenti della Procura di Bologna, attesa entro il 21 ottobre, non è ancora stata depositata, lasciando aperte le questioni su come si sia sviluppato l’evento.
Le posizioni divergenti tra famiglia e difesa
Il legale Fabio Anselmo, che rappresenta i familiari di Fakir, ha sottolineato che la causa principale del decesso sarebbe stata l’ipossia, causata dal mantenimento della posizione prona da parte degli agenti. Secondo lui, la cocaina non avrebbe avuto un ruolo diretto, ma avrebbe aumentato il fabbisogno di ossigeno del 42enne, che era in stato di agitazione. Anselmo ha ricordato che gli esami tossicologici hanno rilevato circa 300 nanogrammi per millilitro di cocaina, un valore inferiore alla dose letale. La famiglia sostiene che la manovra degli agenti abbia causato la mancanza di ossigeno, non la droga.
La difesa degli agenti: la cocaina come causa principale
La difesa, rappresentata da Gabriele Bordoni, sostiene che la causa principale del decesso sia stata l’effetto della cocaina. Secondo Bordoni, la quantità rilevata nei polmoni del 42enne sarebbe stata superiore di tre volte alla dose letale. L’avvocato ha anche imputato la fibrosi cardiaca, riscontrata nel deceduto, all’abuso di sostanze. La difesa afferma che la droga ha avuto un impatto diretto sulla salute di Fakir. Inoltre, Bordoni ha sottolineato che la manovra degli agenti è durata circa 3-4 minuti, senza alcuna compressione o violenza.
Secondo il legale, i poliziotti hanno tentato due volte di girare Fakir sul fianco, ma hanno riconsegnato il corpo al volto verso terra a causa dell’agitazione del 42enne. La difesa conclude con un chiaro rifiuto di ogni forma di violenza o compressione. La difesa sostiene che la causa della morte sia stata la droga, non l’azione degli agenti.
Le indagini e i rilievi dei consulenti
La Procura di Bologna ha incaricato dei consulenti medico-legali per ricostruire l’episodio e valutare eventuali responsabilità. Il legale della famiglia ha riferito che, durante il confronto tra i consulenti, sono emersi rilievi sull’operato dei sanitari, in particolare per non aver chiamato un medico mentre Fakir era in stato di agitazione. Nel fascicolo risultano annotati, oltre ai due poliziotti, anche quattro volontari della Croce Rossa. Il Ris è stato incaricato di ricostruire la sequenza dei video che hanno ripreso l’episodio, compresa la bodycam di un agente. La relazione medico-legale dovrà fissare formalmente il quadro emerso dagli accertamenti. Solo allora la Procura avrà elementi sufficienti per valutare eventuali responsabilità. Le indagini sono in corso e potrebbero chiarire le responsabilità.



