La Francia si sveglia in un clima di tensione dopo giorni di proteste studentesche che hanno coinvolto migliaia di liceali e si sono estese a tutta la periferia parigina. Gli studenti, in scioperi e occupazioni, hanno rivendicato condizioni di insegnamento migliorate, riduzione delle classi sovraffollate, maggiore finanziamento per la manutenzione degli edifici scolastici e l’abolizione di Parcoursup, la piattaforma per l’iscrizione all’università. Il governo, guidato da Sébastien Lecornu, ha risposto con l’intervento delle forze dell’ordine, definendo le proteste come «violenza urbana». Sono circa 2mila i fermi, 222 le occupazioni e oltre mille gli istituti toccati dalle manifestazioni, secondo il ministero dell’Interno.
Proteste studentesche e tensioni politiche
Le proteste, inizialmente pacifiche, si sono trasformate in un terreno di battaglia politico, con la sinistra radicale, in particolare la France insoumise, che viene accusata di aver alimentato la violenza. Il leader della destra, Bruno Retailleau, ha avanzato la proposta di vietare la France insoumise dal paesaggio politico francese, definendola «affascinata dalla violenza e che incita alla sedizione». Il ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, ha denunciato un «movimento liceale ostaggio dei gruppi violenti», aizzati «dall’estrema sinistra e dalla France insoumise». Tra le rivendicazioni, gli studenti chiedono nuove assunzioni per evitare la mancanza di insegnanti e assistenti sociali.
La sinistra radicale si schiera a fianco degli studenti, ma il governo accusa la France insoumise di incitare alla violenza.
Molti sindaci e deputati della sinistra radicale si sono recati sul posto per sostenere gli studenti e tentare di smorzare le tensioni con le forze dell’ordine. A Saint-Denis, il neosindaco Bally Bagayoko si presenta quotidianamente davanti al liceo Paul-Eluard, cuore delle proteste, in segno di solidarietà. «È questo il posto di un sindaco», ha detto il primo cittadino, criticato per un video in cui lo si vede incitare gli studenti davanti all’incendio di un cassonetto. Il sindaco ha provato a spegnere l’incendio poco dopo. La governatrice dell’Île-de-France, Valérie Pécresse, ha reagito con una fattura di 100mila euro al sindaco di Saint-Denis per sostituire le griglie all’ingresso.
Episodi di violenza e reazioni istituzionali
Le proteste hanno degenerato in diversi episodi di violenza, con incendi e danni a proprietà. A Nantes, è bruciata completamente la hall del liceo Nelson Mandela, mentre a Clermont-Ferrand, il preside del liceo Ambroise Brugière è stato colpito da un fumogeno lanciato da «individui estranei al liceo, incappucciati». A Marsiglia, è stato dato alle fiamme un camion dei pompieri davanti al liceo Saint-Exupéry. Un’informazione smentita dal quotidiano Libération ha chiarito che i membri del personale hanno ricevuto degli schizzi involontari di un giovane che aveva una bottiglia in mano ed è stato spintonato.
Le proteste si estendono a tutta la Francia, con episodi di violenza e danni a proprietà.
Nonostante l’appello della principale organizzazione studentesca francese, la Fédération des associations générales étudiantes, rivolto a tutti gli studenti francesi di scioperare per «rivendicare delle condizioni d’insegnamento degne», le manifestazioni hanno superato la dimensione studentesca e sono diventate un terreno di battaglia politico. A sette mesi dalle elezioni, tutti i principali candidati prendono posizione, scagliandosi chi contro il governo, colpevole di non prendere sul serio le rivendicazioni degli studenti e di voler ulteriormente tagliare i fondi nella prossima legge di bilancio, chi contro la sinistra radicale, abile a sfruttare l’occasione per mostrarsi a fianco degli studenti nelle piazze.
La situazione si complica ulteriormente con l’emergere di accuse di antisemitismo legate a un ex membro del Partito della Francia, che ha suscitato reazioni forti da parte del movimento politico di destra, con Marine Le Pen che si schiera al contrario. Il governo, però, rimane concentrato sul controllo delle proteste e sulle misure per garantire la sicurezza nelle scuole.



