Il 2 ottobre 2026, a Arezzo, si è tenuta l’udienza di opposizione alla richiesta di archiviazione del caso dell’uccisione del cane Choco, un meticcio di 15 anni morto dopo essere stato travolto da un’auto. La famiglia di Leonardo Magi, proprietario dell’animale, e il suo legale, l’avvocato Giada Bernardi, hanno presentato un atto di opposizione al provvedimento della Procura, che aveva definito l’episodio come un “sinistro stradale colposo”. La difesa sostiene che si tratti di un atto deliberato e non di una semplice disgrazia.
La ricostruzione difensiva e le accuse
Secondo la ricostruzione fornita dagli atti d’indagine, l’automobilista avrebbe prima arrestato la marcia alla vista del proprietario del cane, per poi accelerare deliberatamente e puntare l’animale non appena si trovava davanti al mezzo, travolgendolo prima con le ruote anteriori e poi con quelle posteriori, per poi darsi alla fuga a forte velocità. L’azione, secondo la difesa, è qualificabile come uccisione volontaria con dolo diretto. «Fermarsi, attendere che il cane sia al centro della carreggiata e poi premere l’acceleratore per travolgerlo non può essere rubricato a mero incidente stradale», ha dichiarato l’avvocato Bernardi.
La famiglia di Leonardo Magi ha espresso forte dolore e indignazione per l’episodio, ricordando che il cane è morto tra le braccia del proprietario. «Il nostro cagnolino è morto tra le mie braccia», ha detto il proprietario. L’atto di opposizione ha evidenziato gravi lacune e piste investigative non esplorate, nonostante gli elementi già raccolti dalla Polizia Giudiziaria. Il GIP ha deciso di riservarsi la decisione sulla prosecuzione delle indagini.
La richiesta di giustizia e la condanna della Procura
La vicenda ha suscitato forte indignazione e una vasta eco mediatica, con l’attenzione su una condanna che, secondo la difesa, non rispetta la gravità dell’atto commesso. L’opposizione chiede che non ci sia alcuna resa investigativa, anche alla luce dei tanti elementi emersi in corso delle indagini preliminari e non considerati dal PM. «Non si è trattato di una disgrazia o di una disattenzione, ma di un atto deliberato e spietato», dichiara l’avvocato Bernardi. La Procura aveva chiesto l’archiviazione del caso, definendolo come un “sinistro stradale colposo”, ma la difesa ha sottolineato che questa qualificazione non tiene conto della gravità dell’episodio. La famiglia e il legale del cane Choco continuano a chiedere giustizia, sperando in una decisione che rispetti la gravità dell’episodio e che non si risolva in una semplice condanna per un atto che, secondo loro, è stato deliberato e premeditato.



