La comparsa degli animali sulla Terra potrebbe risalire a circa 200 milioni di anni prima del previsto, secondo uno studio pubblicato su Science Advances e condotto da ricercatori dell’Università di Oxford. I dati suggeriscono che gli animali potrebbero essersi evoluti tra 800 e 700 milioni di anni fa, un periodo che precede i primi fossili chiaramente riconoscibili di animali, risalenti a circa 574 milioni di anni fa. Questo risultato mette in discussione la ricostruzione attuale delle prime fasi dell’evoluzione animale, basata principalmente su fossili.
Un’ipotesi basata su dati genetici e fossili
Il lavoro, guidato da Ross Anderson e Orin Lole Durbin, ha analizzato la Kheseen Biota, un deposito fossile della Mongolia che risulta più giovane di oltre 40 milioni di anni rispetto alla Weng’an Biota cinese, utilizzata finora come riferimento principale. I ricercatori hanno esaminato oltre 140 campioni attraverso la microscopia elettronica, rivelando indizi che potrebbero spostare indietro la data di origine degli animali. L’orologio molecolare, una tecnica che sfrutta le differenze genetiche tra le specie per stimare quando vissero i loro antenati comuni, ha fornito indicazioni compatibili con una comparsa degli animali tra 800 e 700 milioni di anni fa.
La discrepanza tra fossili e dati genetici
La discrepanza tra i dati genetici e i fossili ha alimentato un dibattito tra gli studiosi. Mentre le ricostruzioni basate sull’orologio molecolare collocano la comparsa degli animali intorno a 800 milioni di anni fa, i fossili chiaramente riconoscibili arrivano solo a circa 574 milioni di anni fa. Lole Durbin ha precisato che il lavoro non permette di affermare con certezza che 800 milioni di anni fa esistesse la vita animale, ma mette insieme una serie di indizi che potrebbero spingere a riconsiderare l’attuale ricostruzione. La nuova ricostruzione dovrà essere verificata attraverso ulteriori studi su depositi fossili provenienti da ambienti e regioni diversi.
Un fattore cruciale nella mancanza di fossili riconoscibili potrebbe essere l’aspetto dei primi animali. Gli organismi ancestrali potrebbero essere stati molto piccoli e privi di strutture dure, come gusci, scheletri o ossa, rendendo estremamente difficile la loro fossilizzazione. L’obiettivo degli studiosi è integrare fossili corporei, tracce dell’attività degli organismi e biomarcatori chimici per restringere ulteriormente la finestra temporale in cui comparvero i primi animali sulla Terra. Questo approccio potrebbe aiutare a colmare il divario tra i dati genetici e i fossili, fornendo una visione più completa dell’evoluzione animale.
Il lavoro rappresenta un passo avanti nella comprensione delle origini degli animali, ma richiede ulteriori conferme. Gli scienziati sperano che lo studio di depositi fossili in aree diverse possa fornire ulteriori prove per supportare o confutare questa ipotesi. La ricerca continua a spostare i confini del nostro conoscere, rivelando come la vita sulla Terra possa aver avuto un inizio più remoto di quanto si pensava.



