Un legame tra musica e girasoli
Antonella Fabbri, dirigente dell’azienda sanitaria e attivista civile, ha lasciato un’eredità di impegno e passione. La sua vita, interrotta da un glioblastoma, è stata segnata da un mantra che ha sempre portato con sé: «Voglio che la morte mi colga viva». L’ultimo saluto si è svolto a Belluno, dove i familiari e amici hanno ricordato la sua figura con voce rotta. La cerimonia, tenuta all’esterno della Casa funeraria De Dea-Gelisio, è stata accompagnata da una canzone di Francesco De Gregori e da un canto a coro di «Bella ciao», simbolo del suo legame con la musica e i girasoli, fiori tanto amati.
La sua vita è stata un mix di impegno civile e passione per la musica e i girasoli.
Un impegno civile che non ha mai abbandonato
Dalla sua attività politica al consiglio comunale, dove ha lavorato per migliorare la città, all’impegno per le donne lavoratrici e le mamme, Antonella ha sempre posto al centro la giustizia e la solidarietà. Non un caso che, grazie al suo impegno, sia stato attivato l’asilo nido per i dipendenti dell’Ulss Dolomiti all’ospedale San Martino. Laureata in giurisprudenza a Macerata, Antonella ha conosciuto l’amica Susetta durante gli anni dell’università, quando si scambiavano idee e progetti. «Quarantacinque anni srotolati insieme» ha ricordato una delle sue amiche, raccontando come Antonella fosse sempre presente e attenta. La sua carriera e la sua vita sono state sempre orientate verso l’impegno sociale.
Antonella Fabbri ha vissuto a Belluno, dove il padre, magistrato istruttore del Tribunale, aveva condotto l’inchiesta sul disastro del Vajont del 9 ottobre 1963. Lì, con papà e mamma Maria Luisa, ha conosciuto i fratelli Antonio e Andrea, nati rispettivamente quando aveva tre anni e nel 1966. Belluno è diventata la sua città, un luogo che ha sempre accolto la sua famiglia e la sua passione per l’escursionismo. Tuttavia, il mare è stato il suo ambiente preferito, un imprinting che non si è mai perso. Di Sirolo, in particolare, conosceva ogni onda e ogni anfratto, come se fosse casa.
Tra i ricordi più profondi di Antonella c’è la figura del fratello Antonio, ucciso dai nazisti. «Non si deve abdicare davanti alla morte», aveva detto in un’intervista del 2023, portando il nome Antonella in sua memoria. La sua famiglia, descritta come «grande incasinata», è stata sempre il suo sostegno. Le figlie Margherita, Federica e Caterina, insieme al compagno Fabio “Rufus” Bristot, hanno ricordato come lei fosse «l’aratro che è passato e ha lasciato semi fecondi». Le amiche, invece, hanno sottolineato che nella vita «lei non ha mai girato a vuoto». Una vita dedicata all’impegno, alla famiglia e alla ricerca di un mondo migliore. La sua vita è stata un esempio di dedizione e passione per il bene comune.



