Nel 2024, la produttività in Umbria ha registrato un miglioramento rispetto al periodo pre-pandemico, ma rimane comunque inferiore alla media nazionale. Ogni addetto ha generato 58.677 euro di valore aggiunto, contro i 70.052 euro dell’Italia, con un divario del 16,2%. L’analisi, condotta sulla base dei bilanci depositati nel 2025, evidenzia un recupero progressivo, ma non sufficiente a chiudere il gap con il resto del Paese.
Un progresso ma con limiti
La regione ha recuperato terreno rispetto al 2019, quando il divario era del 18,3%, ma il ritardo persiste. Il valore aggiunto per addetto si attesta a 58.677 euro, con un incremento rispetto al 2021 e al 2022, quando l’indice era sceso a 78,3 e 78,9. Gli ultimi due anni hanno riportato l’Umbria sopra il livello relativo precedente alla pandemia, ma il divario con la media italiana rimane elevato. La produttività non è una misura del singolo lavoratore, ma del valore creato per addetto. L’analisi si basa su dati delle società di capitali, che rappresentano poco più di un quinto delle aziende umbre ma concentrano tra il 70% e il 75% del fatturato regionale. Il dato è parziale, poiché al momento dell’analisi risultava acquisito circa il 72% dei bilanci attesi in Umbria, contro il 77,7% a livello nazionale.
Le province: differenze significative
Il quadro varia tra le province umbre. A Perugia, il valore aggiunto per addetto è di 60.473 euro, con un divario del 13,7% rispetto alla media nazionale, mentre a Terni si ferma a 52.166 euro, con un divario del 25,5%. La differenza tra le due province supera gli 8.300 euro per addetto, segnando una disparità marcata.
Il costo del lavoro rimane più basso rispetto al resto del Paese: 35.151 euro per addetto contro i 40.280 della media nazionale. Il rapporto tra costo del personale e valore aggiunto è del 58,9% a Perugia e del 64,3% a Terni, indicando una maggiore pressione sulle risorse umane. La competitività non si costruisce solo riducendo i costi del lavoro. Il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni, ha sottolineato che la competitività di un territorio si costruisce mettendo imprese e lavoratori nelle condizioni di creare più valore. Tra le leve indicate per migliorare la produttività, ci sono capitale, tecnologie, competenze, organizzazione, digitalizzazione e transizione ecologica.
Nella manifattura, l’Umbria supera le Marche (64.541 euro) ma resta sotto la Toscana (88.850 euro). Al contrario, il settore degli altri servizi mostra un divario del 28,3%, con un valore aggiuto per addetto di 43.175 euro. In agricoltura, invece, lo scarto è del 6,8%, segno di una performance più stabile. I primi dati relativi all’anno d’imposta 2025 indicano un ulteriore recupero: il valore aggiuto per addetto potrebbe salire a 59.518 euro, riducendo il divario nazionale all’8,6%. Tuttavia, il dato è parziale e potrebbe variare con il completamento dei depositi.



