Alvise Nardelotto, diciottenne morto in moto a Treviso, ha lasciato un vuoto enorme nella sua famiglia. Il giovane, che aveva compiuto diciotto anni a luglio, era noto per la sua voglia di fare, di costruire e di cambiare le cose. Il papà, Stefano Nardelotto, titolare dello showroom Gallery Arredamenti, ha espresso un dolore profondo, raccontando come il figlio fosse la sua fotocopia e avesse seguito le sue orme. «Ero così orgoglioso di lui», ha detto il padre, con voce tremante, dopo l’incidente avvenuto in via Callalta, a pochi passi dall’abitazione della famiglia.
Un ragazzo che seguiva le orme del padre
Alvise, che studiava da geometra a Treviso, aveva iniziato a dare sempre più spesso una mano nell’attività di famiglia, dal commercio e la produzione di mobili all’immobiliare. «Stava seguendo le mie orme e avrebbe raccolto la mia eredità», ha spiegato Stefano, che si trovava a Venezia per il fine settimana. Il giovane, con i suoi capelli rossi e la sua prestanza fisica, aveva anche accettato di posare come modello. «Tranquillo papà, prendo le chiavi e me ne occupo io», aveva detto a Stefano prima di andare ad aprire lo showroom di Silea per un amico di famiglia, un fotografo che doveva fare alcuni scatti all’interno del magazzino.
Il figlio era un ragazzo straordinario, educato, solare e intelligente. La famiglia lo descrive come un ragazzo solare, socievole, espansivo, capace di fare amicizia con facilità. Aveva una cerchia molto ampia di amici, ai quali era legatissimo. Nella quotidianità, la passione per i motori era uno dei tratti che più lo caratterizzavano e che condivideva con molti ragazzi della sua età.
Passioni e amicizie che lo accompagnavano
Prima del lavoro, però, c’erano le passioni e gli amici. Alvise amava lo sci e trascorreva spesso i fine settimane a Cortina d’Ampezzo, dove la famiglia ha ancora una casa. Il giovane aveva anche un barchino, con cui scorrazzava in Laguna con gli amici. E poi le barche a vela, grande passione condivisa con il papà. I coetanei trevigiani raccontano di quella motard arancione diventata una presenza costante nelle sue giornate. Lo vedevano spesso in sella nel quartiere e, qualche volta, anche fare qualche impennata.
La moto era una parte integrante della sua vita. Era stato così anche il giorno prima, in centro a Treviso, davanti al Duomo, dove la sua moto non era passata inosservata. «Gli dicevo sempre di andare piano con quella moto», spiega un vicino di casa, anche lui segnato dalla recente perdita di un figlio giovane. «Mi spezza il cuore che se ne sia andato così: per i genitori questo è un dolore terribile».
La famiglia Nardelotto, con radici tra Treviso e Cortina, ha un’attività immobiliare attiva in tutta la regione. Alvise, descritto come un ragazzo solare, socievole, espansivo e capace di fare amicizia con facilità, aveva una cerchia molto ampia di amici, ai quali era legatissimo. Il diciottenne, con una visione tutta sua, sognante ma in qualche modo concreta, era un ragazzo che amava il mondo e lo voleva cambiare. «Era straordinario», ha concluso il padre, con un filo di voce. «E ci adoravamo». L’incidente, avvenuto a non più di trecento metri dall’abitazione dei Nardelotto, in via Sant’Osvaldo, ha lasciato un vuoto irrimediabile nella vita di una famiglia che lo vedeva come un futuro promettente. Il dolore del papà, però, rimane il ricordo più forte di un ragazzo che aveva tanto da dare e tanto da vivere.



