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domenica 4 Ottobre 2026

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Elezioni Midterm: democratici in vantaggio, Trump ai minimi storici, ma si teme un nuovo 6 gennaio

Elezioni Midterm: democratici in vantaggio, Trump ai minimi storici, ma si teme un nuovo 6 gennaio

Le elezioni midterm del prossimo 3 novembre vedono i democratici in vantaggio, con un’alta probabilità di conquistare la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e al Senato. Secondo i sondaggi, il partito democratico ha il 88,1% di possibilità di ottenere la maggioranza alla Camera e il 71,9% di controllare il Senato. Tuttavia, il presidente Donald Trump, che ha visto il suo indice di approvazione scendere al 35%, potrebbe tentare di manipolare le procedure elettorali per limitare i successi del suo partito, mettendo in gioco la stabilità del sistema democratico. Il rischio di un nuovo 6 gennaio, il giorno in cui nel 2021 si verificò un tentativo di contestare i risultati delle elezioni presidenziali, è sempre più presente.

La legittimità delle elezioni e il potere del Congresso

La Costituzione federale conferisce al Congresso il potere di giudicare le elezioni e i risultati elettorali. Questo significa che la Camera e il Senato possono rifiutare l’insediamento di un membro eletto, anche se il candidato ha vinto il seggio. Una strategia potrebbe consistere nel far escludere un numero sufficiente di democratici per permettere ai repubblicani di mantenere la maggioranza. Questa pratica, sebbene rara, ha precedenti storici, come nel caso di Zebulon Vance, eletto al Senato nel 1870 nonostante fosse stato governatore della Carolina del Nord secessionista durante la guerra civile.

La Corte Suprema ha stabilito che il Congresso non può introdurre criteri aggiuntivi per giudicare la legittimità di un’elezione, a meno che non siano previsti dalla Costituzione.

Precedenti storici e rischi di manipolazione

La storia degli Stati Uniti offre diversi esempi di membri del Congresso che furono impediti di insediarsi per motivi ideologici o partitici. Nel 1861, S. Ferguson Beach, eletto in Virginia, fu rifiutato dall’insediamento per essere un proprietario di schiavi, nonostante fosse fedele all’Unione. Altri casi riguardarono politici afroamericani e membri del partito repubblicano, che furono esclusi per motivi di opposizione al governo federale.

Il caso di Victor R. Berger, eletto come primo socialista alla Camera nel 1901, mostra come il Congresso potesse rifiutare l’insediamento di un deputato per motivi di comportamento durante la guerra. La Corte Suprema ha stabilito che il Congresso non può introdurre criteri aggiuntivi per giudicare la legittimità di un’elezione, a meno che non siano previsti dalla Costituzione.

La sezione III del XIV emendamento permette l’estromissione di un membro per aver dato aiuto o sostegno ai nemici degli Stati Uniti.

Negli Stati Uniti trumpiani il concetto di traditore è alquanto flessibile e, con una buona dose di forzature alle quali il tycoon ci ha ormai da tempo abituati, tra i sostenitori dei “nemici” potrebbero essere annoverati deputati e senatori democratici. Il rischio di una crisi costituziale, simile a quella del 6 gennaio 2021, è sempre più concreto, soprattutto se i repubblicani si divideranno e non saranno in grado di controllare il Congresso. La situazione è complessa e richiede una vigilanza costante, non solo da parte del Congresso, ma anche da parte dei cittadini. La legittimità delle elezioni è un pilastro della democrazia americana, e qualsiasi tentativo di manipolazione potrebbe mettere in pericolo il sistema democratico stesso.

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