Simone Feder, giornalista e attivista, presenta il 22 ottobre a Materia il libro “Nel bosco di Rogoredo”, un viaggio tra dipendenze, marginalità e la complessità delle relazioni umane. L’opera, pubblicata da Zolfo Editore, nasce da un’esperienza iniziata nel 2017, quando Feder ha iniziato a entrare nel bosco di Rogoredo, a Milano, insieme ai volontari del Team Rogoredo. Lì, tra le strade simbolo della marginalità, ha incontrato ragazzi in difficoltà, spesso vittime di dipendenze e solitudine. Il libro racconta non solo storie di dolore, ma anche di resistenza, di gesti di cura e di una scelta quotidiana di non voltarsi dall’altra parte.
Le ferite non si vedono sempre
«Non stai curando soltanto una pelle lacerata. Stai dicendo: io questa ferita la vedo. E vedo anche te» scrive Feder dopo una delle sue notti trascorse tra i ragazzi che vivono e consumano droga nel bosco. I gesti più semplici, come pulire una ferita o mettere una garza, diventano simboli di una relazione umana profonda. Il libro sottolinea che le ferite più difficili sono quelle nascoste, quelle che non si vedono ma che richiedono attenzione e comprensione. Feder racconta di una ragazza che gli chiede qualcosa per la tosse e poi gli afferra il polso quasi per impedirgli di andare via. Non gli racconta la sua storia, ma quel gesto sembra dire: «sono qui, non dimenticarmi».
Non basta curare ciò che si vede, perché le ferite più difficili sono quelle nascoste. Con i volontari, alla fine delle serate, torna spesso la stessa consapevolezza: non basta curare ciò che si vede, perché le ferite più difficili sono quelle nascoste. Una donna, un posto dove dormire, uno spazzolino. A volte la cura prende invece la forma di un posto trovato per la notte. Feder racconta di una donna incontrata nel bosco che chiedeva aiuto con insistenza. Per lei i volontari riescono a trovare un’accoglienza al Progetto Arca. Un ragazzo del bosco decide intanto di starle accanto per quella notte, per proteggerla.
Un luogo abitato da storie
Rogoredo, spesso descritto come la grande piazza dello spaccio, nel libro di Feder smette di essere solo un luogo di cronaca. Diventa un luogo abitato da nomi, corpi, storie e relazioni. «Nel bosco il dolore ha un volto», scrive Feder, sottolineando che non si tratta di statistiche, ma di vite reali. Tra i ragazzi incontrati, ci sono adolescenti che arrivano nel bosco con lo zaino scolastico sulle spalle, spesso provenienti da contesti diversi, ma accomunati da una spirale che porta alla dipendenza. «L’età di chi entra nel mondo delle dipendenze si abbassa», osserva Feder, ricordando una telefonata ricevuta per un dodicenne con problemi di dipendenza.
Non sei irrecuperabile, ripete ai ragazzi incontrati insieme ai volontari. «Nessuno è solo e una strada può esistere anche quando sembra perduta». Gli strumenti sono apparentemente fragili: dialogo, ascolto, fiducia, presenza. Eppure sono quelli da cui si può cominciare. Il libro non promette soluzioni immediate, ma cerca di portare in superficie quel «molto altro» che spesso resta nascosto dietro la dipendenza. «Non sempre possiamo salvare, ma possiamo esserci», conclude Feder, sottolineando che ogni gesto, anche piccolo, può dire a una persona che, almeno in quel momento, qualcuno l’ha vista.
Il libro è un invito a guardare oltre le statistiche e i giudizi, a mettere al centro le persone e le loro storie. «Il bosco non è soltanto Rogoredo», scrive Feder. «È ovunque esistano vite dimenticate, periferie umane e persone che rischiano di diventare invisibili». Ogni panino, coperta o parola può diventare un ponte. L’incontro a Materia, in via Confalonieri 5 a Castronno, sarà l’occasione per ascoltare le storie raccolte nel libro e riflettere su come la cura possa cominciare con un semplice gesto di attenzione.



