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domenica 4 Ottobre 2026

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Economia

Il turismo che non paga: un settore in bilico tra crescita e equilibrio

Un’analisi critica del turismo in Alto Adige, tra crescita economica e impatto sociale.

Il turismo in Alto Adige rappresenta un pilastro economico, ma la sua crescita non è senza conseguenze. Con oltre 38 milioni di pernottamenti nel 2025, il settore ha generato numeri impressionanti, ma la domanda si pone una domanda cruciale: quanto di questo successo arriva realmente a chi vive e lavora in questa regione? La giornalista italiana Cristina Nadotti, nel suo libro “Il turismo che non paga”, esamina proprio questa questione, mettendo in luce come il turismo non sia un settore isolato, ma un fenomeno che interagisce con molteplici aspetti della vita sociale, economica e ambientale.

Un settore che non si misura solo per il numero di visitatori

Il turismo in Alto Adige non è solo un’attività economica, ma un’interazione complessa con l’ambiente, la società e le infrastrutture. Nadotti sottolinea come il prodotto turistico sia spesso l’ambiente stesso: paesaggi, montagne, città, strade e infrastrutture pubbliche. Ogni aumento del numero di visitatori implica un utilizzo di spazi limitati, con conseguenze dirette sulle condizioni di vita dei residenti. La domanda non è solo quantitativa, ma qualitativa: come si distribuiscono i benefici e quali costi non vengono considerati? La crescita del turismo ha anche effetti diretti sul mercato immobiliare e sulle infrastrutture. L’aumento della domanda turistica ha portato a un incremento dei prezzi degli immobili e dei servizi, con conseguenze per i residenti che non sono coinvolti direttamente nel settore. Nadotti sottolinea che il turismo non è solo un’attività economica, ma un fenomeno che impatta su tutti i livelli della società, dal trasporto all’assistenza sanitaria.

Un modello che deve evolversi

Per Nadotti, il turismo non può essere visto come un’attività isolata, ma come un sistema complesso che richiede una gestione equilibrata. L’autrice propone un cambio di prospettiva: invece di misurare solo il numero di visitatori o il volume d’affari, si dovrebbe valutare l’efficienza del settore, il reddito per lavoratore e l’impatto ambientale. La sfida è trovare un equilibrio tra crescita economica e benessere sociale, evitando che il turismo diventi un carico per la comunità locale.

La regione Alto Adige, con la sua ricchezza paesaggistica e la sua posizione strategica, ha il potenziale per sviluppare un turismo sostenibile. Tuttavia, per farlo, è necessario adottare nuovi indicatori di successo, che tengano conto non solo del volume di affari, ma anche della qualità della vita dei residenti e dell’impatto ambientale. Solo in questo modo il turismo potrebbe diventare un motore di crescita che beneficia davvero di tutti.

La crescita non è sempre un bene per tutti. Secondo i dati del 2022, la media della produzione per lavoratore nel settore turistico è di circa 73.100 euro, inferiore a quella del settore industriale. Inoltre, i salari medi sono relativamente bassi, con un reddito medio di circa 28.356 euro per un lavoratore a tempo pieno. Questi numeri mettono in luce una contraddizione: un settore che genera tanti posti di lavoro non necessariamente genera un reddito elevato per tutti. Il turismo non è solo un’attività economica. L’aumento del numero di visitatori implica un utilizzo di spazi limitati, con conseguenze dirette sulle condizioni di vita dei residenti. La domanda non è solo quantitativa, ma qualitativa: come si distribuiscono i benefici e quali costi non vengono considerati?

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