Il dibattito sull’espansione degli aeroporti italiani si fa più acceso, con Bologna che decide di porre un limite alla crescita del proprio scalo, mentre Orio al Serio e Malpensa accelerano i loro piani di sviluppo. Dario Balotta, referente trasporti di Europa Verde, ha espresso preoccupazioni sull’impatto ambientale e sociale di un ulteriore aumento dei voli, sottolineando come il territorio già soffra di forte pressione acustica e ecologica. La scelta di Bologna, che ha bloccato il piano di espansione del Marconi, potrebbe rappresentare un precedente per il dibattito sul futuro degli scali lombardi.
Un equilibrio tra crescita e tutela del territorio
Secondo Balotta, la decisione di fermare il progetto di espansione a Bologna nasce da una valutazione che ritiene non compatibile un ulteriore aumento dei voli con un territorio già sottoposto a una forte pressione ambientale e acustica. L’esponente di Europa Verde ha sottolineato come, superata una certa soglia, gli effetti ambientali e territoriali potrebbero risultare superiori ai benefici economici derivanti dall’aumento del traffico. La Camera di Commercio di Bologna, azionista di controllo con il 44% della società aeroportuale, avrebbe potuto beneficiare della crescita dei ricavi e degli utili, ma per Balotta la tutela del territorio ha prevalso sulle prospettive di sviluppo economico.
La scelta di Bologna si confronta con gli interessi economici legati allo scalo.
Il dibattito si estende anche ai dati economici dei due scali lombardi. Balotta ha citato i 24,6 milioni di euro di utile registrati dall’aeroporto di Bologna a fronte degli 8,6 milioni di Sacbo, la società che gestisce Orio al Serio, nonostante quest’ultimo abbia movimentato quasi 17 milioni di passeggeri contro gli 11,1 milioni di Bologna. Dati che, secondo l’esponente di Europa Verde, dovrebbero alimentare una riflessione sulla sostenibilità di un’ulteriore espansione dello scalo bergamasco.
Un modello alternativo per il futuro degli aeroporti
Particolare attenzione viene dedicata a Malpensa, il cui piano di sviluppo prevede il passaggio dagli attuali 31 milioni a 40 milioni di passeggeri. Secondo Balotta, l’espansione rischia di avere conseguenze anche sulla brughiera a sud delle Alpi e sull’ecosistema del Parco del Ticino, con il consumo di nuove aree naturali. La scelta di Bologna, quindi, potrebbe rappresentare un modello alternativo a quelli di Orio e Malpensa, che proseguono i loro piani di espansione.
Il rapporto tra crescita del traffico e costi per il territorio è il cuore del dibattito.
Il referente trasporti di Europa Verde ha indicato nel Marconi un modello alternativo ai piani di espansione degli scali lombardi. La decisione di Bologna, infatti, si confronta anche con gli interessi economici legati allo scalo, ma privilegia la tutela del territorio. L’espansione, per Balotta, non deve essere vista solo come un’opportunità economica, ma come un’azione che deve tenere conto degli impatti ambientali e sociali. La scelta di Bologna potrebbe quindi influenzare il dibattito su come gestire l’espansione degli aeroporti in Italia, con un focus su sostenibilità e equilibrio tra crescita e tutela del territorio.



