La crescita dei salari in Italia, pur se moderata, non è sufficiente a compensare l’effetto dell’inflazione, che continua a ridurre il potere d’acquisto dei lavoratori. Secondo i dati dell’Osservatorio JobPricing, nel primo semestre 2026 la retribuzione media nazionale si attesta intorno ai 34 mila euro annui, con un incremento del 2,1%. Tuttavia, il recupero del potere d’acquisto rimane debole, con stime che prevedono un calo dei salari reali del -0,9% per l’anno in corso.
Un divario che si allarga
Il divario tra Nord e Sud persiste, con un gap retributivo medio annuo che oscilla tra 4.300 e 5 mila euro. A confermare questa situazione, i dati mostrano che solo otto regioni su 20 superano la media nazionale, con la Lombardia in testa e il Piemonte al sesto posto. Al contrario, in regioni come la Sicilia, la Calabria e la Basilicata, i salari sono significativamente inferiori alla media, con un calo che arriva a 8.564 euro rispetto ai padani. La situazione è ulteriormente aggravata dal fatto che, nel periodo 2015-2025, le retribuzioni sono aumentate del 14,2%, mentre l’inflazione ha raggiunto il 22,6%. Questo significa che, nel complesso, i lavoratori italiani hanno subito una perdita significativa di potere d’acquisto negli ultimi dieci anni. Secondo l’indagine, nel 2025 la retribuzione globale annua lorda media si attesta a 33.798 euro, con un incremento del 4,3%.
Le città con il maggiore impatto dell’inflazione
La classifica delle città in cui l’inflazione ha ridotto di più il potere d’acquisto mostra un quadro preoccupante. Torino, capoluogo del Nord, si colloca al quinto posto con un calo inferiore rispetto alla media nazionale, mentre Bolzano, in Trentino-Alto Adige, risulta essere la città con il maggiore calo di potere d’acquisto. Inoltre, il confronto tra Nord e Centro evidenzia un divario che si attesta intorno ai 1.400-1.500 euro.
A livello provinciale, solo diciassette delle 107 province esaminate assicurano un salario pari o superiore alla media nazionale. In tutte le altre, i dipendenti si ritrovano a casa uno stipendio inferiore. La “top five” delle città con i salari più elevati vede al primo posto Milano, seguita da Trieste, Bolzano, Roma e Bologna. Altre province come Genova, Parma e Torino si posizionano tra le prime dieci. La situazione economica delle famiglie italiane si fa sempre più complessa, con un aumento dei debiti che ha raggiunto i 5 miliardi di euro in dieci anni. Le famiglie, in particolare quelle che lavorano in settori come auto, mobili e elettrodomestici, si trovano in una situazione di crisi, con costi di vita in aumento e salari che non seguono il ritmo dell’inflazione.
Il potere d’acquisto si riduce in molte città italiane
Il divario tra Nord e Sud persiste



