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lunedì 5 Ottobre 2026

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Israele ha reso il cibo un mezzo di controllo nella Striscia di Gaza

Israele ha reso il cibo un mezzo di controllo nella Striscia di Gaza, con centri di distribuzione militarizzati e sorveglianza avanzata.

La Striscia di Gaza vive un dramma quotidiano in cui la fame non è più solo un problema di accesso al cibo, ma un elemento di controllo. Israele, attraverso un sistema di distribuzione di aiuti umanitari completamente militarizzato, ha reso il cibo un mezzo per esercitare potere. Secondo l’alto commissario ONU per i diritti umani, oltre duemila civili sono stati uccisi vicino ai siti di distribuzione e lungo le rotte degli aiuti, mentre il ministero della Salute di Gaza segnala migliaia di feriti. La situazione è diventata così complessa che per ricevere da mangiare, un palestinese deve entrare in una macchina costruita anche per controllarlo.

Un sistema di controllo che non si limita ai confini

Il sistema di distribuzione di cibo, voluto da Stati Uniti e Israele, ha sostituito il modello tradizionale con quattro mega-centri al posto di centinaia di punti sul territorio. Questi centri, recintati e militarizzati, sono gestiti da società private armate, tra cui ex militari statunitensi reclutati e armati con pistole, gas lacrimogeni e fucili automatici. Le testimonianze raccolte dall’Associated Press parlano di sistemi con riconoscimento facciale in grado di individuare persone considerate sospette e trasmettere dati all’esercito israeliano. La sicurezza e il controllo sono diventati parte integrante del processo di distribuzione.

Per ricevere il cibo, i palestinesi devono affrontare code che durano ore, a volte tutta la notte. I centri possono aprire con pochissimo preavviso e chiudere dopo poco, rendendo l’accesso imprevedibile e stressante. La disperazione non basta più per un pezzo di pane: bisogna sapere dove andare, quando andarci e arrivarci vivi. Il sistema in cui l’aiuto umanitario e l’apparato di sicurezza sono ormai la stessa cosa ha reso il cibo un elemento di potere, non di sostentamento.

La disperazione non basta per un pezzo di pane

La situazione ha portato a un peggioramento della crisi alimentare, con l’ONU che stimava nel luglio 2026 1,2 milioni di persone, il 59% della popolazione, in crisi alimentari o peggio. Il peggioramento è previsto fino al 67%. Il caso dei centri di distribuzione non è una disputa burocratica, ma una domanda di che cosa accade quando anche il percorso verso il pane viene assorbito dal conflitto. Il civile di Gaza non sceglie, ha perso la casa e spesso, troppo spesso, una parte della famiglia. E quando trova un luogo dove ricevere qualcosa da mangiare, può trovarsi davanti armi, recinzioni e banche dati. Il sistema di controllo ha reso il cibo un mezzo per esercitare potere, non un diritto. L’aiuto dovrebbe essere ciò che resta quando tutto è crollato, ma a Gaza, Israele ha fatto entrare anche quello nella logica del controllo.

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