Il 5 ottobre 2026, a Follonica, si è tenuto un incontro tra le Madri di Plaza de Mayo e il circolo “Libertà e Giustizia Maremma Grossetana”, insieme alla sezione soci Unicoop di Follonica e Castiglione della Pescaia. L’evento, organizzato in occasione del cinquantenario del golpe argentino, ha visto la partecipazione di numerose persone, che hanno affollato la sala Tirreno. L’incontro ha avuto come tema centrale la memoria, la resistenza e la giustizia, con un focus particolare sulle Madri di Plaza de Mayo, le donne che hanno cercato i propri figli scomparsi durante la dittatura argentina.
La violenza e la sparizione
La dittatura argentina, che ha avuto inizio il 24 marzo 1976 con il rovesciamento del governo di Isabel Martínez de Perón, ha utilizzato la sparizione come forma di abuso di potere. Negli anni successivi, migliaia di persone furono sequestrate, torturate e fatte sparire. La violenza veniva consumata lontano dagli occhi della società, nei luoghi clandestini della detenzione, mentre il linguaggio ufficiale provava a costruire intorno agli scomparsi una cortina di ambiguità, negazioni e eufemismi. Non si trattò di un semplice incontro di carattere istituzionale. La partecipazione numerosa che ha affollato la sala Tirreno ha arricchito la serata di un significato ulteriore, perché quando una comunità si riunisce per parlare di una storia apparentemente lontana, probabilmente quella storia non è poi così lontana.
Le Madri di Plaza de Mayo
Le Madri di Plaza de Mayo, nate nel 1977, hanno iniziato a cercare i propri figli nonostante lo Stato avesse deciso sistematicamente che ogni traccia di quei figli non dovesse più essere trovata. Il 30 aprile 1977, alcune di loro si riunirono per la prima volta nella Plaza de Mayo, davanti alla Casa Rosada. Da allora, ogni giovedì, hanno continuato con i loro fazzoletti bianchi in testa a camminare intorno alla piazza, per aggirare i divieti di polizia contro le manifestazioni, trasformando il dolore privato in una domanda pubblica: “dove sono i nostri figli?”
Questo atto di resistenza civile ha avuto un impatto significativo, non solo in Argentina, ma anche in Italia, dove l’incontro a Follonica ha restituito alle Madri una dimensione che un racconto puramente storico avrebbe rischiato di smarrire. Non si trattava infatti di raccontare soltanto le madri dei desaparecidos, ma di raccontare come quelle donne, attraverso la ricerca dei propri figli, abbiano progressivamente scoperto di essere diventate altro, ovvero una coscienza collettiva, una presenza capace di costringere il mondo a guardare attraverso la “socializzazione della maternità” ciò che la dittatura avrebbe voluto mantenere nascosto.
La memoria non è solo un ricordo, ma una forma di resistenza. L’incontro a Follonica ha rappresentato un momento di riflessione sulla democrazia, sulla responsabilità di chi sceglie di non voltarsi dall’altra parte, e sulla necessità di non dimenticare. La figura di Sandro Pertini ha trovato collocazione in questo percorso. Il presidente partigiano, che aveva conosciuto la persecuzione politica, il carcere fascista e la Resistenza, ha riconosciuto nella battaglia delle Madri di Plaza de Mayo una richiesta universale di libertà, di democrazia e di dignità davanti ai soprusi del potere e dei regimi totalitari, di ogni tempo e latitudine.



