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martedì 6 Ottobre 2026

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Cassazione conferma condanna a 30 anni per Donadio, boss dei Casalesi a Eraclea

Cassazione conferma condanna a 30 anni per Donadio, boss dei Casalesi a Eraclea

La Cassazione ha confermato la condanna a 30 anni di carcere per Luciano Donadio, ritenuto boss dei Casalesi a Eraclea, in provincia di Venezia. La decisione è arrivata dopo l’esame dei ricorsi presentati dagli avvocati del boss, che avevano chiesto l’annullamento delle condanne emesse nel settembre 2024 dalla Corte di Appello di Venezia. La sentenza, resa dalla quinta sezione della Corte di Cassazione, ha rigettato la maggior parte delle impugnazioni, confermando l’accusa di associazione mafiosa e rideterminando le pene per alcuni imputati. Donadio, che era stato condannato a 41 anni e 4 mesi di carcere, ha visto ridotta la pena a 30 anni grazie al principio moderatore.

La mafia non è un fenomeno circoscritto al Sud

Il presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, ha commentato la sentenza sottolineando che la mafia non è un fenomeno circoscritto a specifiche aree del Paese. «La mafia non è un problema lontano dal Veneto», ha detto Stefani, ricordando che la criminalità organizzata può insediarsi anche al Nord. La lotta alle mafie riguarda ciascuno di noi, ha aggiunto, sottolineando l’importanza di una cultura della legalità che coinvolga imprese, comunità e istituzioni. La Regione, ha sottolineato, deve continuare a proteggere il tessuto economico e imprenditoriale del territorio da qualsiasi forma di condizionamento criminale.

Un processo complesso con 3.287 pagine di motivazioni

La sentenza della Cassazione è arrivata dopo un processo che ha visto l’emissione di condanne pesanti in seconda istanza. Nelle motivazioni, raccolte in 3.287 pagine, è stata ricostruita l’operatività di un gruppo malavitoso di origine campana, con base a Eraclea. Tra gli imputati figura Luciano Donadio, ritenuto capo di un’articolazione autonoma del clan dei Casalesi, attiva sul territorio fin dal 2002. Donadio è stato accusato di 63 reati, ma la pena è stata ridotta grazie al principio moderatore. Il suo legale ha depositato 26 ricorsi, denunciando violazioni del diritto di difesa e chiedendo l’inutilizzabilità di milioni di intercettazioni raccolte nel corso di decenni di indagini.

Per Raffaele Buonanno, un altro imputato, la pena è stata rideterminata a 29 anni e 6 mesi, mentre per Carmelo Floridia e Claudia Zennaro sono state modificate le misure di interdizione. Per Floridia è stata eliminata l’interdizione legale perpetua, sostituita con un’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Per Zennaro, invece, è stata rimossa l’interdizione di 5 anni. Sono state definite anche le risarcimenti per le parti civili, con importi che variano da 5mila a 10mila euro più spese accessorie. La sentenza ha rigettato o dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da una trentina di imputati, con l’unica eccezione di un singolo capo di imputazione annullato per mancanza di querela.

La vicenda ha visto anche la rideterminazione delle pene per altri imputati, tra cui Denis Poles e Marco Donati, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. I loro ricorsi sono stati rimandati in appello. La sentenza ha confermato l’associazione mafiosa e ha reso definitiva la condanna per Donadio, nonostante le contestazioni presentate dai suoi legali. La mafia non conosce confini geografici, ha sottolineato Stefani, ricordando che la lotta alle mafie deve coinvolgere tutte le regioni del Paese.

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