La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha deciso di registrare la propria voce per tutelarla da utilizzi impropri legati alla tecnologia. Un passo che, sebbene non sia nuovo, ha visto un’adozione diretta da parte di una figura di spicco come la premier. La registrazione è stata depositata presso l’Euipo, l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale, con l’obiettivo di limitare l’uso non autorizzato della sua voce, soprattutto in contesti come la campagna elettorale. La scelta, che si spera possa prevenire deepfake e distorsioni, rappresenta un’azione strategica per proteggere l’identità e la reputazione.
La voce come bene digitale
La tecnologia ha reso possibile la replicazione di una voce in modo estremamente avanzato, permettendo di creare deepfake vocali che possono essere utilizzati per diffondere informazioni false o per scopi criminali. La voce, una delle caratteristiche più riconoscibili di una persona, è diventata un bene digitale a tutti gli effetti. La registrazione della voce, quindi, rappresenta una forma di protezione che si aggiunge a quelle esistenti per tutelare l’identità. La registrazione non è sufficiente a impedire la creazione di deepfake vocali. Anche se la voce può essere protetta, è sempre possibile generare artificialmente una voce altrui per pronunciare parole mai dette.
Un fenomeno globale, con esempi internazionali
Non solo in Italia, la protezione della voce è diventata un tema di interesse. A livello internazionale, l’artista Taylor Swift ha presentato una richiesta per proteggere due formule vocali distintive, «Hey, it’s Taylor Swift» e «Hey, it’s Taylor», che sono immediatamente riconoscibili. Inoltre, in Tennessee è stata approvata l’Elvis Act, una legge che estende la protezione alla voce anche quando viene simulata attraverso strumenti tecnologici. In Europa, la Danimarca ha lavorato a una riforma per rafforzare i diritti dei cittadini sulla propria immagine e voce. La voce può essere registrata, estratta e replicata senza la presenza della persona.
La registrazione della voce non è solo una scelta personale, ma un tema di interesse pubblico che richiede una regolamentazione condivisa. Da un lato, permette di autorizzare l’utilizzo della voce per scopi commerciali o creativi, come nel caso di un’artista o di un attore che può essere doppiato in più lingue. Dall’altro, introduce rischi concreti, come l’uso improprio per scopi criminali. I deepfake legati alla voce possono avere anche scopi criminosi, come estorcere denaro a persone anziane fingendosi un familiare o una persona cara che sta vivendo una difficoltà. La protezione della voce, quindi, non è solo una scelta individuale, ma un tema di interesse pubblico che richiede una regolamentazione condivisa.
- La voce può essere registrata, estratta e replicata senza la presenza della persona.
- I deepfake vocali possono essere utilizzati per estorcere denaro o manipolare informazioni.
- La registrazione della voce è un passo importante, ma non basta a garantire la sicurezza totale.
Benvenuti nell’era della voice economy, in cui la voce è un bene da proteggere. La tecnologia ha trasformato la voce in un bene digitale, con implicazioni sia positive che negative. La registrazione della voce rappresenta un passo importante, ma non basta a garantire la sicurezza totale. L’obiettivo è quindi duplice: tutelare l’identità e regolamentare l’uso della voce in modo responsabile.



