Il presidente della Commissione Ambiente del Comune di Taranto, Giandomenico Vitale, ha espresso una dura critica all’esecutivo nazionale, denunciando una gestione priva di prospettive per la salvaguardia economica, occupazionale e sanitaria della comunità ionica. L’intervento arriva dopo la decisione della Corte d’Appello di Milano, che ha confermato lo stop agli altoforni dell’ex Ilva, e in un contesto di taglio delle risorse destinate alla riconversione ecologica e all’hub dell’eolico offshore, a fronte dell’avanzata di impianti fossili come il rigassificatore.
Taglio fondi green e mancanza di visione
Vitale ha messo in luce come la mancanza di una visione strategica abbia portato a una riduzione dei fondi per la nascita del polo dell’eolico in mare aperto, infrastruttura ritenuta strategica per creare occupazione stabile e filiere energetiche sostenibili. A luglio, un miliardo di euro inizialmente destinato alla riconversione industriale dell’acciaieria è stato svincolato, manovra a cui si aggiunge la recente riduzione dei fondi per l’eolico offshore. Una scelta che, per Vitale, smentisce l’etichetta affibbiata a Taranto di “città del NO”.
Il presidente della Commissione Ambiente ha anche contestato l’atteggiamento dei parlamentari di maggioranza, mettendo a confronto l’ottimismo espresso dal deputato ionico di Fratelli d’Italia Dario Iaia con il pronunciamento dei giudici lombardi e con il realismo del titolare delle Imprese e del Made in Italy. “Le parole del deputato Iaia appaiono del tutto contraddittorie, specialmente se lette alla luce delle recentissime dichiarazioni del Ministro Urso, il quale ha definito la questione dell’Ex Ilva come un ‘labirinto giudiziario in cui è stata spenta anche la luce’”, ha sottolineato Vitale.
Contrasti tra politiche e realtà
La replica alle recenti misure governative – compreso lo sgravio sul bollo auto – resta netta: Taranto necessita di risposte industriali e ambientali definitive, non di provvedimenti tampone. A fare da contraltare al depauperamento degli investimenti green è l’impulso verso la nave rigassificatrice, ossia il terminale galleggiante per il gas naturale. Una scelta che, per Vitale, smentisce l’etichetta affibbiata a Taranto di “città del NO”.
Le ricadute territoriali comprendono anche le riforme istituzionali, prima fra tutte l’autonomia differenziata, vista come un moltiplicatore dei divari tra Nord e Sud, unita ai tagli costanti agli enti locali. Vitale ha richiamato anche i continui rinvii legati alla cessione degli impianti sollevati dal mondo sindacale, definendo incomprensibile la sicurezza mostrata sulla vicenda e accusando l’esecutivo di voler “confondere le acque”. Al centro delle critiche vi è la gestione dell’intricata vertenza siderurgica. Vitale ha sottolineato come la mancanza di una strategia chiara abbia portato a una situazione di incertezza per la comunità, con impatti diretti su occupazione, salute e sviluppo sostenibile. La comunità tarantina, in particolare, attende risposte concrete e non solo dichiarazioni o provvedimenti di breve termine.



