Il partito di Roberto Vannacci, noto per il suo impegno politico e le sue posizioni radicali, si trova a dover affrontare una serie di abbandoni e conflitti interni che mettono in discussione la sua stabilità. Mentre il leader ha espresso un atteggiamento di fiducia nei confronti dei sondaggi, le ultime settimane hanno visto un aumento di tensioni e una fuga di militanti. In Calabria, la partita più importante si è giocata con risultati non soddisfacenti, e il partito ha perso numerose adesioni. Alcuni militanti hanno restituito la tessera per unirsi al partito di Marco Rizzo, Italia Domani, segnando un ulteriore calo di appartenenza.
Abbandoni e conflitti interni
Il partito di Vannacci ha visto alcuni esponenti lasciare la sua struttura, tra cui Luca Belotti, che ha restituito la tessera dopo aver espresso disappunto per le scelte del partito. Inoltre, Luca Sforzini, presidente del Centro studi Rinascimento nazionale, è stato espulso per aver criticato alcuni dirigenti. Questi episodi segnalano una crescente instabilità interna, con accuse di voler “legittimare e sdoganare i peggiori mostri del ’900”. Il leader Vannacci, che ha prescritto “Imodium per tutti”, sembra non riuscire a contenere le tensioni.
Un partito in crisi?
Nonostante i sondaggi che lo posizionano al 8,8%, il partito di Vannacci mostra segni di una crisi interna. Gli esposti presentati da un sindacato alla procura militare di Roma indicano una serie di problematiche, tra cui l’incarico di partito ai militari in servizio e la violazione della legge Scelba. Tuttavia, non ci sono notizie di indagini in corso. In Calabria, il partito ha visto un calo significativo, con Domenico Giannetta che ha ottenuto l’11% ma non ha portato risultati decisivi per il centrodestra.
La sezione 643 del partito, a Sassari, ha visto un gruppo di 500 militanti abbandonare la tessera per unirsi a Italia Domani. Questo fenomeno si è esteso anche a circoli in Cuneo, Latina e Benevento, con circa 700 tesserati che hanno lasciato il partito. L’ex consigliere regionale Marcello Orrù ha commentato che Vannacci ha costruito “una caserma che un partito politico”. La situazione sembra non migliorare, con Giorgia Meloni che ha espresso l’importanza di vincere per governare. Al contempo, il generale Vannacci sembra non riuscire a controllare la situazione, con la sua immagine che si indebolisce. La sua posizione di leader appare sempre più in discussione, con il rischio di una crisi che potrebbe mettere in pericolo l’intero partito. Mentre il partito cerca di rimanere in piedi, i militanti continuano a abbandonare, segnando un ulteriore passo verso la sua disintegrazione.



