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martedì 6 Ottobre 2026

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Economia

Il potere d’acquisto cala, le famiglie si vedono costrette a usare i risparmi

Il potere d’acquisto delle famiglie cala, risparmio in declino e pressione fiscale alta. Dati Istat e critiche al governo.

Nel secondo trimestre del 2026, il potere d’acquisto delle famiglie italiane è diminuito dello 0,9 per cento rispetto ai primi tre mesi dell’anno, segnando un ulteriore passo in avanti verso un impoverimento strutturale. La situazione, come confermato dall’Istat, mostra un quadro preoccupante: il reddito disponibile delle famiglie ha segnato un aumento inferiore a quello della spesa per consumi finali. L’effetto è un calo della propensione al risparmio, che si è ridotta al 6,7 per cento, con un calo dell’1,2 per cento rispetto al trimestre precedente.

Le famiglie stanno intaccando i propri risparmi per sostenere le spese quotidiane. Non è un segnale di benessere, è il segnale di una difficoltà che il governo continua a non voler vedere, ha detto la deputata Chiara Gribaudo. L’Italia, dopo quattro anni di destra al potere, è un Paese più povero e con una pressione fiscale a livelli altissimi. La cura Meloni-Giorgetti continua a nuocere agli italiani, con un impatto negativo su tutti i settori, in particolare la sanità.

La manovra economica e la crisi del sistema sanitario

La politica economica del governo, guidata da Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti, ha portato a un calo del potere d’acquisto e a un aumento della pressione fiscale. L’Istat ha evidenziato come la spesa per consumi finali cresca del 1,7 per cento, mentre l’aumento del reddito disponibile si ferma a un modesto 0,4 per cento. Questo contrasto ha portato a un calo del risparmio, con le famiglie costrette a intaccare i propri risparmi per sostenere le spese quotidiane. Il segretario nazionale del sindacato dei medici Anaao Assomed, Pierino Di Silverio, ha sottolineato come i 160 miliardi previsti per il 2029 rappresentino più un titolo che una vera svolta. In rapporto al Pil, infatti, la spesa sanitaria resta inchiodata al 6,3 per cento fino al 2029, non lasciando margini sufficienti per affrontare la crisi del personale. Inoltre, il testo non affronta direttamente il tema dei tetti di spesa per il personale, delle retribuzioni o della sicurezza negli ospedali.

Un salvataggio in extremis e un problema strutturale

La crisi del settore sanitario si è aggravata anche con la vertenza Ericsson, che ha visto l’azienda annunciare 131 licenziamenti a Genova. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha chiamato l’amministratore delegato della società di fronte «alle strumentalizzazioni politiche», ma la soluzione è arrivata in extremis. «Dall’interlocuzione è scaturita la decisione dell’azienda di ritirare la procedura, dando vita a una soluzione responsabile che consente di aprire una nuova fase di dialogo sulle prospettive industriali e occupazionali di Ericsson in Italia», hanno aggiunto dalla presidenza del Consiglio.

La crisi del settore resta irrisolta, con un paradosso che sia intervenuta per questioni politiche e non per l’urgenza della vicenda. Il deputato di Avs, Nicola Fratoianni, ha sottolineato come la magia della destra scompaia davanti alla realtà. «Solo qualche giorno fa, in una trasmissione tv, un’esponente della destra con cui mi stavo confrontando insisteva a dire trionfante che con questo governo non si mettono le mani in tasca degli italiani. Ed ecco che oggi la magia della destra scompare davanti alla realtà», ha concluso.

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