Lo studente straniero in terza media mostra un ritardo significativo rispetto ai compagni italiani, secondo l’ultimo rapporto Ocse-Pisa. I dati evidenziano un divario tra studenti con background migratorio e nativi, con un gap di circa due anni in alcune materie. In scienze, il ritardo medio è di 46 punti, in matematica di 40 e in lettura di 41. Questi numeri, gelidi e inattaccabili, sottolineano una situazione critica che ha spinto il ministero dell’Istruzione a prendere provvedimenti concreti.
Il tetto del 30% e i nuovi fondi per l’integrazione
Fronte a questa situazione, il ministero dell’Istruzione, guidato da Giuseppe Valditara, ha introdotto un tetto del 30% di studenti stranieri per classe. Questo provvedimento, contestato da alcuni ambienti progressisti, mira a garantire un equilibrio numerico e a migliorare l’integrazione. In parallelo, sono stati stanziati nuovi fondi per supportare l’insegnamento dell’italiano e l’integrazione dei neoarrivati.
Il tetto del 30% non è un atto di esclusione, ma una scelta di pragmatismo per salvaguardare l’efficacia dell’istruzione per tutti.
Il governo ha potenziato i Cpia (Centri provinciali per l’istruzione degli adulti) e ha triplicato il fondo di funzionamento medio per ogni centro, passando da 20.000 a 66.884 euro. A questi si aggiungono 13 milioni di euro per le classi dove i ragazzi Nai superano il 20%. Inoltre, sono stati stanziati 30 milioni per il 2026 e 40 milioni per il 2027 per contrastare la dispersione scolastica nei contesti più complessi. Le risorse sono destinate a supportare attività extracurricolari pomeridiane, potenziamento dell’organico e collaborazioni con il Terzo settore. L’obiettivo è creare un sistema di integrazione più efficace, che non si limiti a predicare l’inclusione ma la metta in pratica con strumenti concreti.
Il ritardo linguistico e la riduzione del gap
Il ritardo degli studenti stranieri è principalmente legato al problema linguistico. Il tempo necessario per padroneggiare l’italiano crea un divario iniziale, ma con il passare del tempo, il gap tende a ridursi. Secondo il Rapporto Invalsi 2026, al termine delle scuole medie lo svantaggio in italiano per le prime generazioni è di 13,8 punti, mentre in quinta superiore scende a 8,3 punti per le prime generazioni e a 6,9 per le seconde.
La natura non fa salti e l’intelligenza non ha passaporto: col tempo, il gap tende a ridursi.
Nonostante il ritardo iniziale, il sistema educativo italiano deve trovare un equilibrio tra inclusione e qualità. Il tetto del 30% non è un atto di esclusione, ma una scelta di pragmatismo per salvaguardare l’efficacia dell’istruzione per tutti. L’obiettivo è garantire un’educazione di qualità, senza compromettere il diritto all’apprendimento di tutti gli studenti.



