Il Ponte sul Calopinace, infrastruttura che unisce l’area del Tempietto al Parco Lineare Sud, ha visto scaturire un dibattito politico a Palazzo San Giorgio. I consiglieri comunali di centrosinistra hanno rivendicato la paternità dell’opera, nata sotto la programmazione delle precedenti amministrazioni guidate da Giuseppe Falcomatà. L’evento, in programma per domani, rappresenta un momento di consegna simbolica per i cittadini, ma per la minoranza politica si tratta anche di un richiamo a una visione urbanistica che ha radici nelle precedenti amministrazioni. La discussione si sviluppa in un contesto di attesa e di attenzione al futuro della città.
La paternità dell’opera e la visione urbanistica
I rappresentanti del centrosinistra hanno sottolineato che il Ponte sul Calopinace è frutto di una programmazione e di un lavoro iniziato da amministrazioni precedenti. La minoranza ha accolto con favore l’apertura dell’opera, ma ha ribadito la necessità di chiarire l’origine del progetto. «Un’amministrazione che subentra eredita anche progetti, finanziamenti, gare e cantieri già messi in moto. Portarli a compimento è un compito istituzionale importante che non equivale a poter presentare opere come fossero concepite ex novo», hanno dichiarato i consiglieri. La rivendicazione della paternità dell’opera è legata alla visione urbanistica complessiva sviluppata negli anni precedenti. «Il ponte è frutto di una visione, di una programmazione e di progetti realizzati dalle passate amministrazioni che hanno immaginato e concretizzato quelli che, alla storia, passeranno come i cinque chilometri più belli d’Italia», hanno sottolineato i rappresentanti.
Le contestazioni sui costi e le risorse economiche
Un punto centrale della nota del centrosinistra riguarda l’aspetto finanziario dei lavori e il superamento delle previsioni iniziali della nuova giunta. I consiglieri hanno richiamato le dichiarazioni estive del primo cittadino, evidenziando il ricorso a nuove somme da parte dell’ente. «All’attuale compagine amministrativa va dato atto di aver posto l’ultimo tassello su un puzzle talmente complicato che persino il sindaco, Francesco Cannizzaro, è stato costretto a ricalibrare le sue dichiarazioni di agosto», hanno sottolineato.
Secondo la nota, l’impiego di ulteriori 355 mila euro attinti dal progetto RI.CO.PO. dimostra la complessità del cantiere e le difficoltà contrattuali legate alle decisioni della ditta incaricata. «Il cantiere abbia vissuto vicende complesse, ritardi e difficoltà contrattuali», hanno sottolineato i consiglieri. La minoranza ha anche sollecitato la nuova amministrazione a trasformare gli annunci in progetti concreti, finanziamenti e cantieri conclusi. «Una cosa è inaugurare ciò che si eredita – avvertono – un’altra è mettere in campo una propria visione della città», hanno sottolineato i rappresentanti. Tra gli interventi su cui si sollecitano tempistiche e modalità attuative figurano, in particolare, la cabinovia tra il Porto e i fortini di Pentimele e il tunnel sul lungomare Falcomatà.
Il calendario delle inaugurazioni non può diventare il calendario delle realizzazioni. La nota politica si conclude con un appello al futuro della città: «Se davvero l’apertura del Ponte sul Calopinace vuole essere “l’alba di una nuova era”, allora dopo l’alba dovrà arrivare anche il giorno in cui vedremo le grandi opere promesse dalla nuova amministrazione diventare finalmente progetti, cantieri e risultati concreti». La posizione è stata sottoscritta da diversi consiglieri comunali, tra cui Domenico Battaglia, Francesco Catalano, Demetrio Delfino, Marcantonino Malara, Giuseppe Marino, Filippo Quartuccio, Carmelo Romeo e Carmelo Versace.



