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venerdì 9 Ottobre 2026

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Cultura

Le lingue in classe promuovono l’inclusione e il plurilinguismo

Le lingue in classe aiutano a costruire un ambiente inclusivo, valorizzando il plurilinguismo e migliorando l’apprendimento e la socializzazione.

Una classe in cui si parlano tante lingue aiuta tutti, come dimostrano esperienze in diverse scuole italiane. I bambini e le bambine, dai sei ai dieci anni, hanno guidato le famiglie durante una visita alla villa medicea di Cerreto Guidi, usando l’italiano, il romeno, il bulgaro, il slovacco, il cinese, l’arabo, il napoletano, l’inglese, lo spagnolo, la lingua dei segni e molte altre lingue. Questo metodo, chiamato translanguaging, valorizza le diverse lingue parlate in classe, senza sostituire i corsi di italiano, che in alcuni casi sono indispensabili.

Il plurilinguismo come risorsa

Le potenzialità dei “bilingui emergenti”, un termine più appropriato di “stranieri” o “non italofoni”, sono notevoli. I test Invalsi mostrano che in media gli studenti stranieri hanno punteggi più alti in inglese rispetto ai coetanei italiani. In una classe del progetto L’altroparlante, una bambina di nove anni ha dimostrato competenze di un interprete, prendendo appunti in cinese dopo aver ascoltato interviste in italiano e in inglese. Questo è un esempio di come il plurilinguismo possa essere un vantaggio, non un ostacolo. Le scuole che adottano il translanguaging non cambiano i contenuti delle lezioni, ma i metodi. Gli insegnanti cercano spazi translinguistici, dove i bambini possono lavorare in gruppo e arrivare a risultati plurilingui. Hanno realizzato albi, giochi come il domino e una coperta patchwork fatta di parole. Questo approccio ha cambiato il clima della classe, permettendo a ragazzi che tendevano a isolarsi di sentirsi coinvolti e di condividere aspetti della loro cultura.

Un progetto che cambia la scuola

Il progetto L’altroparlante, portato avanti dal Centro linguistico dell’Università per stranieri di Siena (Cluss), coinvolge venti istituti in sei regioni. Le scuole sono in aree ad alta densità migratoria, con studenti stranieri che rappresentano una percentuale significativa. A Gavardo, in provincia di Brescia, il 22 per cento degli studenti non ha la cittadinanza italiana, ma la classe è un mosaico di 25 nazionalità. Lavorando in gruppo, i bambini mettono in atto strategie per comprendere i testi, diventando linguisti in erba.

Le lingue non sono in contrapposizione ma in dialogo, come spiega Carla Bagna, professoressa di didattica delle lingue moderne e coordinatrice scientifica del progetto. Il principio di interdipendenza del linguista Jim Cummins sottolinea che le lingue si sostengono a vicenda. Il progetto ha rivoluzionato il modo di lavorare in classe, coinvolgendo anche dialetti, varietà regionali e lingue di minoranze come il ladino. L’Italia è il primo paese europeo per diversità etnolinguistica, ma la scuola ha sempre escluso le lingue degli studenti, fino a oggi.

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