Un tour che unisce arte e impegno politico
Dario Brunori ha annunciato un cambiamento significativo nel suo percorso artistico, abbandonando il pop d’autore per immergersi nel teatro-canzone, ispirandosi a grandi nomi come Gaber e Luporini. Il tour, iniziato il 4 ottobre al Teatro Clerici di Brescia, si presenta come un racconto intimo e politico, in cui musica, autobiografia e ironia si intrecciano. L’artista, nato il 28 settembre 1977, ha iniziato a giocare con l’età, definendo la sua crisi di mezza età come “bifrontale”, un momento in cui si confronta con il tempo che fugge e con le proprie radici familiari.
Politica non come propaganda, ma come necessità
Nel tour, Brunori non si limita a raccontare storie personali, ma introduce un forte impegno politico, senza trasformare lo spettacolo in un comizio. L’artista, che si definisce “il santino perfetto del cantautore di sinistra”, ha dichiarato: “Sono così di sinistra che se mi guardo a destra sono ancora a sinistra”. Questa frase, accompagnata da un’ironia che non nasconde una critica, ha suscitato reazioni forti nel pubblico. Brunori ha anche affrontato temi complessi come la guerra in Gaza, ponendo una domanda diretta al pubblico: “Ne abbiamo abbastanza?” La risposta, seppur non definitiva, ha rafforzato l’idea che l’arte debba spesso prendere posizione, anche a costo di essere criticata.
Dario Brunori ha anche raccontato di essere stato scambiato per Beppe Vessicchio, un episodio che ha reso l’atmosfera del concerto più leggera ma non meno significativo. L’ironia, una delle sue armi migliori, serve questa volta per permettersi di essere serio. L’artista ha anche citato Matteo Salvini, che ha visto uno dei suoi concerti e ha espresso la paura dell’idea di scomparire. Brunori ha commentato: “Certo che ti fa paura l’idea di scomparire”, un’osservazione che ha suscitato risate e riflessioni.
Il tour si sviluppa come un dialogo tra il privato e il pubblico, con Brunori che parla della sua figlia Fiammetta, del padre scomparso e della paura dell’invecchiamento. Questo approccio ha reso l’esperienza teatrale più intima e coinvolgente. L’artista ha anche ricordato di avere suonato gratuitamente per associazioni benefiche, di essere “uno dei pochi membri maschili di Una Nessuna Centomila”, contro la violenza sulle donne e si definisce “il santino perfetto del cantautore di sinistra”.
Brunori rivendica il diritto dell’artista di esporsi, anche se ciò comporta il rischio di essere catalogato o frainteso. L’arte, per lui, non è solo un mezzo di divertimento, ma un modo per esprimere una posizione, anche se a volte questa posizione è vista come ridicola. L’artista ha anche parlato del padre, uomo di destra e seguace di Almirante, ricostruendo vecchi dialoghi familiari e portando il racconto dal privato al presente. Questa è la parte più forte dello spettacolo: recuperare una responsabilità che appartiene alla grande tradizione cantautorale italiana e nel pop recente si è affievolita. Con il suo tour, Brunori non solo cambia strada, ma anche riconnette l’arte al dibattito pubblico, rafforzando il ruolo del cantautore come voce di una società in cerca di senso.



