L’inchiesta sugli appalti milionari dell’Esercito ha visto emergere tensioni tra il ministro della Difesa Guido Crosetto e il generale Carmine Masiello, capo di Stato maggiore. La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione parziale dell’indagine, che riguarda un presunto sistema di favori e corruzione tra imprenditori e alti militari. L’inchiesta è nata a seguito della denuncia del titolare della Defcomm srl, Federico Zarghetta, che era stato escluso da un appalto da 49 milioni di euro, assegnato a Tekné e Siralab. Zarghetta, su suggerimento di Crosetto, ha denunciato le presunte irregolarità, alimentando sospetti anche su Masiello, che è stato ascoltato come testimone ma non è stato coinvolto in accuse gravi.
Le dinamiche tra imprese e militari
Secondo i magistrati capitolini, il quadro emerso dalle indagini è molto diverso da quanto descritto da Zarghetta. I pm hanno rilevato che le informazioni raccolte, tra cui messaggi WhatsApp, tabulati telefonici e dati estratti da dispositivi sequestrati, ridimensionano o contraddicono alcune versioni dell’imprenditore. In particolare, la messaggistica estratta dal telefono di Ambrogio D’Arrezzo, rappresentante legale di Tekné, mostra che già nel novembre 2023 Miorotti, consigliere di Crosetto, aveva iniziato a mettere in contatto Zarghetta con Tekné, presentandolo come un soggetto dotato di competenze nel settore delle antenne e delle applicazioni satellitari militari. Questo dato, secondo i magistrati, anticipa il coinvolgimento di Zarghetta rispetto alla fase in cui Miorotti afferma di aver acquisito piena conoscenza del progetto.
La posizione di Miorotti non corrisponde a quanto emerso dagli accertamenti. Miorotti ha negato di aver avuto un ruolo nella procedura contrattuale, sostenendo di aver acquisito piena contezza del progetto solo in occasione dell’esercitazione “Stella Alpina” e di aver limitato le sue azioni a suggerire l’opportunità di valutare l’allargamento dell’Rti anche alla società di Zarghetta. Tuttavia, i pm hanno rilevato una contraddizione: Miorotti, che dice di aver conosciuto Zarghetta grazie alla segreteria di Crosetto, ha messo in contatto l’imprenditore con Masiello. Il generale ha raccontato di essere andato a trovare Zarghetta accompagnato da Miorotti, dicendo che il consigliere aveva suggerito di valutare l’imprenditore.
La procura chiede l’archiviazione
La procura di Roma ha chiesto l’archiviazione delle accuse più gravi, sottolineando che gli accertamenti investigativi non hanno dimostrato alcun dolo nell’estromissione di Zarghetta. Tuttavia, il sindacato militare ha espresso opposizione, ritenendo che la richiesta non tenga conto di profili meritevoli di approfondimento. La tensione tra Crosetto e Masiello sembra non essere destinata a scemare, visto che l’estromissione di Zarghetta è risultata frutto di un collaudo andato male, nonostante le pressioni delle aziende coinvolte per farlo entrare nell’affare.
La procura ha concluso che non si ravvisano i presupposti per configurare ipotesi di reato. La società Tekné, coinvolta nell’appalto, ha provato in tutti i modi a far entrare Zarghetta nel progetto. L’ad di Tekné, Ambrogio D’Arrezzo, ha ammesso di aver seguito le indicazioni di Miorotti, convinto che il ministro potesse aiutare l’azienda in difficoltà. La società è stata acquisita dal colosso Nuburu dopo l’autorizzazione del Golden Power, ma Zarghetta è rimasto deluso, visto che la volontà informale di includerlo nella componente satellitare è stata superata dai limiti formali della procedura di gara.
La complessità delle dinamiche tra imprese e militari rimane un tema dibattuto, con la procura che ha chiesto l’archiviazione parziale e il sindacato militare che ha espresso preoccupazioni. L’inchiesta, sebbene non abbia portato a accuse gravi, ha messo in luce le tensioni tra i protagonisti e la delicatezza delle relazioni tra settore privato e apparato statale.



