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martedì 13 Ottobre 2026

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Cultura

Il modello cooperativo in crisi: una riflessione di dentro

Un libro di Enrico Quarello analizza i rischi del modello cooperativo e la necessità di una riforma reale.

Il libro “Stand Up Coop!”, scritto da Enrico Quarello, nasce dopo le dimissioni dell’autore da Coop e rappresenta una riflessione profonda sul modello cooperativo in crisi. L’autore, che ha vissuto vent’anni all’interno della cooperazione di consumatori, mette in luce i rischi di una democrazia apparente e la necessità di una riforma reale. Il testo non è un sfogo, ma un atto di restituzione, che cerca di dare una voce a una realtà in difficoltà. La cooperativa, se non è sostanzialmente democratica, non è più una forma di partecipazione reale, ma si riduce a una recita formale.

Democrazia in crisi e il potere dei soci

Quarello sottolinea che i soci contano in modo uguale, ma il loro potere non è uguale. Senza strumenti reali, la democrazia si riduce a una ginnastica statutaria, dove le riforme non portano cambiamenti sostanziali. L’autore critica il modello duale, in cui i soci non possono decidere né fare quel che viene votato. La democrazia, per lui, può essere difesa solo se viene messa in pratica. Tuttavia, l’autonomia conquistata dalla cooperazione rispetto ai partiti oggi rischia di arretrare sul terreno della finanza, con conseguenze per la sua identità.

La partecipazione non è solo un diritto, ma un dovere.

Il libro propone dieci tesi, tra cui la partecipazione dei soci, la governance e la cultura. La cultura, in una cooperativa, significa dare la parola, non solo parlare. Quarello sostiene che la cooperazione sociale non deve essere vista come una mera beneficiaria della grande cooperativa di consumatori, ma come un modello alternativo che cerca di trasformare il sistema. Tuttavia, il rischio è che il socio diventi un semplice abbonato, senza un ruolo reale nella decisione.

La cooperativa come impresa di-persone-per-le-persone

Quarello rifiuta il modello in cui la cooperativa si concentra solo sulla gestione di una società, dimenticando il suo scopo originario: trasformare. L’autore propone una fase «costituente» aperta ai giovani, in cui il diritto a decidere sia funzione diretta dell’impegno profuso. La cooperativa, per lui, è un’impresa di-persone-per-le-persone, comprese quelle che ancora non ci sono. Questo concetto è particolarmente rilevante nel Sud, dove la cooperazione di consumatori ha fallito per essere calata dall’alto, senza una base sociale.

La partecipazione deve essere viva e reale.

Il libro si apre con introduzioni narrative che prendono spunto da esperienze di impegno collettivo vissute dall’autore: il Chiapas zapatista, il campo profughi di Tirana, una fabbrica ecuadoriana sepolta dalla cenere di un vulcano. Queste storie mostrano come la cooperazione non è solo un’attività economica, ma un impegno civile. Quarello sostiene che esercitare la cittadinanza significa spendersi per almeno una causa che non ci riguarda direttamente. Tuttavia, molti dirigenti cooperativi faticano a esercitare questa forma di impegno.

Il libro chiude con un invito a non confondere la riforma con la ginnastica statutaria. L’autore cita La libertà di Gaber e Get Up, Stand Up di Bob Marley, ricordando che i diritti si rivendicano, non si aspettano. La cooperativa, se non sa più dire perché esiste, ha già cominciato a non esistere. Il libro non chiede nostalgia né rifondazioni, ma coerenza: ai dirigenti, di non confondere la riforma con la ginnastica statutaria; ai soci, di smettere di sentirsi clienti. La cooperativa, per Quarello, deve tornare a essere un’impresa di-persone-per-le-persone, in cui ogni socio ha un ruolo reale nella decisione.

  • Il libro “Stand Up Coop!” nasce dopo le dimissioni di Enrico Quarello da Coop.
  • Quarello critica il modello cooperativo in cui la democrazia si riduce a una recita formale.
  • La cooperativa deve tornare a essere un’impresa di-persone-per-le-persone.

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