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venerdì 16 Ottobre 2026

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Tecnologia

L’IA non sostituisce le persone: il valore del capitale umano si rafforza nel futuro del lavoro

L’IA e il capitale umano si integrano: sfida delle aziende è superare i silos tra tecnologia e persone.

L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle strategie aziendali, ma il futuro del lavoro non si giocherà soltanto sulla tecnologia. A fare la differenza sarà, infatti, la capacità delle imprese di investire contemporaneamente in competenze, benessere, inclusione e nuove tecnologie, superando una visione che considera trasformazione digitale e gestione delle persone come percorsi separati. È quanto emerge dalla terza edizione del Social Sustainability Monitor, l’osservatorio permanente sulla dimensione Sociale delle tematiche ESG nato dalla partnership tra il Sustainability Lab di SDA Bocconi School of Management e SD Worx.

La formazione diventa un fattore competitivo

Proprio per questo 17 aziende intervistate su 21 dichiarano di aver attivato programmi di upskilling e reskilling per accompagnare l’evoluzione delle competenze digitali e sostenere la trasformazione in atto. La formazione riguarda non solo competenze tecniche e digitali, ma anche nuove modalità di collaborazione, utilizzo responsabile dell’IA, data literacy e aggiornamento professionale continuo. Le imprese riconoscono che il crescente impatto dell’automazione richiederà sia nuove abilità che una ridefinizione dei ruoli.

Le aziende indicano come priorità lo sviluppo delle competenze digitali, il workforce planning, la mappatura delle skill, i sistemi di people analytics e i programmi di formazione dedicati all’intelligenza artificiale. La sostenibilità sociale entra sempre più nelle strategie aziendali, con quasi tutte le aziende coinvolte (20 su 21) che dispongono di un comitato dedicato alla sostenibilità sociale che dialoga periodicamente con il top management.

Un equilibrio tra tecnologia e persone

Le imprese partecipanti evidenziano elevati livelli di stabilità occupazionale, con quote di contratti a tempo indeterminato generalmente comprese tra il 90% e il 98%, e investono sempre più in ascolto organizzativo, engagement, formazione, inclusione, welfare e flessibilità lavorativa. Particolare rilevanza assumono le iniziative dedicate all’equità retributiva e alla salute delle persone. La ricerca mette in luce una criticità comune a molte organizzazioni: la difficoltà di collegare tra loro le numerose iniziative già avviate e di misurarne concretamente l’impatto. Secondo gli autori, il problema non è la mancanza di progetti dedicati a welfare, wellbeing, formazione, inclusione o innovazione tecnologica. La sfida consiste piuttosto nel superare la frammentazione e costruire una visione integrata, supportata da indicatori condivisi, strumenti di monitoraggio e modelli di governance capaci di valutare risultati reali e non soltanto attività svolte.

Le imprese più evolute non considerano sostenibilità sociale e innovazione digitale come obiettivi alternativi, ma come dimensioni complementari della stessa trasformazione. Investimenti tecnologici, sviluppo delle competenze, governance dell’IA, politiche per le persone, sistemi di misurazione e capacità organizzative devono evolvere insieme. In un contesto caratterizzato dall’accelerazione dell’intelligenza artificiale e dalla crescente competizione per i talenti, la capacità di integrare sistema tecnologico e sistema sociale rappresenta un fattore chiave di creazione di valore sostenibile.

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