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sabato 17 Ottobre 2026

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Chat di politici intoccabili: le indagini si fermano a Roma e Milano

Politici non indagati bloccano acquisizione chat in inchieste su Difesa e bancarotta. Fatti e contesti verificati.

Le indagini giudiziarie in Italia si trovano a dover affrontare un ostacolo crescente: le chat di politici non indagati, che sembrano essere protetti da garanzie istituzionali. A Roma e Milano, i magistrati si trovano bloccati nel tentativo di acquisire comunicazioni digitali che potrebbero rivelare fatti importanti, ma vengono respinti per la tutela dei parlamentari. Tra i nomi emersi, Andrea Delmastro, Giorgio Mulè e altri esponenti del centrodestra, che non sono indagati ma i cui nomi compaiono in inchieste su truffe, tangenti e operazioni bancarie.

Chat di politici non indagati: un problema crescente

La situazione si è aggravata in modo particolare nel caso di Andrea Delmastro, ex sottosegretario alla Giustizia, e Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera e ex sottosegretario alla Difesa. Le chat tra questi esponenti e personaggi indagati sono state rifiutate da Giunte e aule parlamentari, nonostante le richieste dei magistrati. Delmastro, ad esempio, ha dichiarato di non avere nulla in contrario alla pubblicazione dei messaggi, ma le chat sono rimaste bloccate, con il rischio di compromettere l’indagine su un caso di riciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Le chat di politici non indagati ostacolano le indagini, anche se i soggetti non sono coinvolti in reati.

Il caso Delmastro è ora al vaglio della Corte Costituzionale, che dovrà valutare l’ammissibilità del conflitto di attribuzione proposto dalla procura guidata da Francesco Lo Voi. La questione si complica ulteriormente con il caso di Mulè, che è emerso come referente politico-istituzionale per l’imprenditore Antonio Spalletta, coinvolto in un giro di tangenti nel settore della Difesa. La procura chiede l’autorizzazione al sequestro delle chat tra Mulè e Spalletta, ma la Giunta dovrà decidere se concederla o meno. La stessa situazione si ripete a Milano, dove la procura guidata da Marcello Viola indaga sulla scalata di Monte dei Paschi di Siena a Mediobanca. Tra i nomi emersi, ci sono ministri e parlamentari non indagati, che hanno accesso a chat che potrebbero rivelare informazioni cruciali per l’inchiesta. La Giunta ha chiesto nuovi chiarimenti ai magistrati, ma la situazione resta in sospeso.

La verità sempre più lontana

A settembre 2025, la Giunta del Senato ha approvato a maggioranza un conflitto di attribuzione contro la procura di Milano, che aveva chiesto l’utilizzo di chat e mail nell’ambito dell’inchiesta su Daniela Santanché, ex ministra del Turismo. La Corte Costituzionale ha dichiarato ammissibile il ricorso, con conseguenze dirette sull’inchiesta, che è stata sospesa.

La verità si allontana quando i magistrati non possono accedere a dati cruciali protetti da garanzie parlamentari.

La situazione si complica ulteriormente con il caso di Daniela Santanché, che ha visto l’inchiesta su presunta truffa all’Inps chiusa. La verità, però, sembra sempre più lontana, con i magistrati che si trovano a dover affrontare un sistema che protegge i politici non indagati, anche se le loro chat potrebbero rivelare fatti importanti. La questione non è solo giudiziaria, ma anche istituzionale, con implicazioni su come si gestisce la verità in un sistema dove i parlamentari sono protetti da garanzie che non sempre si rivelano utili per l’indagine.

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