Il 17 ottobre 2026, a Cagliari, gli universitari hanno scelto di scendere in piazza non con manifestazioni tradizionali, ma con un gesto simbolico: piantare una tenda nel cortile dell’ateneo per attirare l’attenzione sul caro affitti e sul costo della vita. La protesta, che si svolge nel giorno del «No Meloni Day», è diventata un’occasione per esprimere preoccupazioni non solo per la precarietà del diritto alla casa, ma anche per il diritto allo studio. Gli studenti chiedono investimenti nell’istruzione e una destinazione delle risorse pubbliche che non privilegi il riarmo a scapito dell’istruzione.
Costi insostenibili e abitazioni inadatte
Secondo i dati forniti, i prezzi medi degli alloggi a Cagliari oscillano tra i 350 e i 400 euro. Questo, per gli studenti, rappresenta un costo insostenibile, soprattutto per chi è fuori sede e deve fare i conti con spese sempre più difficili da sostenere. Nell’Ateneo cagliaritano circa il 50% degli universitari è fuori sede, e la situazione si fa sempre più critica. «I costi del mercato privato e degli alloggi sono ormai insostenibili – denunciano dal sindacato studentesco –. Questo è un vero business speculativo», afferma Rebecca Pisanu, rappresentante degli studenti in Senato accademico.
La protesta non si limita al costo degli alloggi, ma include anche la criticità delle strutture universitarie, giudicate «del tutto inadatte». I problemi non colpiscono solo le abitazioni, ma anche le infrastrutture dell’ateneo. «Case vecchie, non ristrutturate, con infiltrazioni, spifferi o sovraffollate», racconta Pisanu. Inoltre, i fondi che potrebbero essere destinati all’università vengono invece investiti nel riarmo, un fatto che lascia un amaro in bocca a molti studenti. La questione abitativa è una priorità per la Regione.
Investimenti nell’istruzione e risorse pubbliche
«Sapere che i fondi che potrebbero essere destinati all’università vengono invece investiti nel riarmo ci lascia con l’amaro in bocca», commenta Valentina Suella, studentessa di Psicologia e membro dell’associazione Unicaralis. La protesta ha visto la partecipazione di rappresentanti dell’Ersu, del Comune e della Regione. Per Camila Soru, presidente della commissione Cultura del Consiglio regionale, la questione abitativa è una priorità. Il rischio è che già a gennaio si ripeta un’emorragia gravissima di matricole.
La tenda nel cortile dell’ateneo diventa simbolo di una protesta che unisce il disagio quotidiano a una richiesta politica: poter restare a Cagliari per studiare, senza che il costo della vita diventi un ostacolo. Gli studenti chiedono non solo di poter studiare, ma anche di costruire la propria carriera e il proprio futuro, e di farlo in Italia. «Vorremmo solamente poter studiare, costruire la nostra carriera e il nostro futuro. E magari farlo in Italia», afferma Valentina Suella. La protesta degli universitari a Cagliari rappresenta un forte segnale di preoccupazione per la situazione del diritto alla casa e del diritto allo studio. Gli studenti, con il loro gesto simbolico, chiedono una revisione delle politiche economiche e una maggiore attenzione all’istruzione. La loro voce, forte e chiara, si unisce a quella di rappresentanti istituzionali per chiedere un cambiamento concreto.



