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lunedì 19 Ottobre 2026

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Cronaca nera

Femminicidio a Cassano Magnago: l’uomo accusato di aver usato l’auto come arma

Un femminicidio in tangenziale: l’uomo accusato di aver usato l’auto come arma contro la 69enne.

Pierina Buffon, 69 anni, è morta in un incidente stradale avvenuto sulla tangenziale di Cassano Magnago, ma le indagini indicano che si tratta di un femminicidio. L’uomo, Fulvio Ielmini, 73 anni, ex commerciante di ortofrutta, è accusato di aver usato l’auto come arma per uccidere la donna, con cui aveva mantenuto una relazione dopo la sua vedovanza. La vittima, che gestiva una lavanderia, aveva espresso preoccupazione per l’escalation di violenza da parte dell’ex compagno, tanto da aver inviato due diffide attraverso l’avvocata Cinzia Botta, chiedendo di smettere di perseguitarla e di non avvicinarsi più alla sua casa, dove abita anche uno dei suoi sei figli.

Un’ipotesi di premeditazione

Le indagini suggeriscono che l’incidente potrebbe non essere stato casuale. L’auto lanciata contro la Dacia della donna, a una velocità di 140 chilometri orari, è arrivata a invadere la corsia opposta e a causare uno scontro frontale. L’obiettivo, probabilmente, era di uccidere anche se stesso. Un’ipotesi investigativa, emersa dalla testimonianza di uno dei figli della vittima, indica che Ielmini potrebbe aver installato un rilevatore GPS sull’auto della ex compagna per tracciare i suoi movimenti e pedinarla. Il dispositivo, trovato durante una perquisizione eseguita dai carabinieri, sarà analizzato insieme ad altri materiali informatici.

Le prove raccolte indicano un piano premeditato. L’uomo, descritto come burbero e prepotente, aveva già minacciato la donna con un coltello a giugno. Un’amica vicina di casa racconta di aver visto Ielmini appostato nei pressi della palazzina in cui vive Pierina, provando a aprire il cancelletto e poi allontanandosi. I vicini riferiscono che la donna era “speciale”, che faceva di tutto per la famiglia e per i nipoti, ma era diventata il bersaglio di un’ossessione. La vittima aveva ricevuto fiori, insulti e minacce, ma non era riuscita a proteggersi.

Minacce e violenza ossessiva

La relazione tra Pierina e Ielmini, durata otto anni, si è conclusa con un’escalation di violenza. L’uomo, che aveva perso il controllo dopo la fine della relazione, aveva già mostrato comportamenti aggressivi. La vittima aveva ricevuto due diffide, ma non erano state rispettate. La famiglia di Pierina, tra cui Antonio Pernozzoli, titolare della spaghetteria “Il Marchese del Grillo”, ha espresso dolore e indignazione. “Lei era una persona perbene, dolce, che non meritava di fare questa fine”, ha detto.

L’uomo è piantonato in attesa di un provvedimento di fermo. L’uomo, descritto dal suo legale, Angelo Luini, come “confuso e frastornato”, ha dichiarato di non sapere che Pierina fosse sull’altra auto. Tuttavia, le prove raccolte indicano un piano premeditato, con l’uso dell’auto come strumento di violenza. L’ipotesi di un femminicidio è supportata da una serie di fatti: diffide non rispettate, minacce con un coltello, pedinamento e un’azione che sembra mirata a uccidere. Le autorità hanno aperto un’indagine per femminicidio e omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Mentre la comunità di Cassano Magnago, una cittadina di oltre 21mila abitanti, cerca di comprendere l’orrore che ha colpito una donna che aveva vissuto la sua vita con dedizione e amore. Il caso rimane un dramma che mette in luce le fragilità di un sistema che non ha ancora protetto chi è più vulnerabile.

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