La proposta di estendere la flat tax per le partite IVA fino a 100.000 euro potrebbe modificare significativamente il sistema fiscale per i contribuenti che operano in regime forfettario. Dal 2027, chi fattura fino a 100.000 euro potrebbe beneficiare di una riduzione delle imposte dirette, ma dovrà gestire nuove regole relative all’IVA e agli adempimenti fiscali. L’ipotesi, al vaglio del governo, prevede un meccanismo a doppio binario, con una soglia di 85.000 euro che rimane invariata, mentre la soglia superiore è stata aumentata a 100.000 euro. Questo cambiamento potrebbe portare a un risparmio fiscale sostanziale, ma richiederà una gestione più complessa per i contribuenti che superano il limite.
Flat tax per partite IVA fino a 100.000 euro
La proposta prevede che fino a 85.000 euro, il regime forfettario rimarrà invariato, con l’applicazione dell’imposta sostitutiva al 5% o al 15%, senza l’obbligo di applicare l’IVA. Per redditi compresi tra 85.000 e 100.000 euro, invece, potrebbe scattare l’obbligo di applicare l’IVA solo sulla quota eccedente. Chi supera i 100.000 euro dovrà passare al regime ordinario, con l’applicazione dell’IRPEF progressivo. Questo sistema a doppio binario potrebbe offrire un risparmio fiscale significativo, ma richiederà una gestione più complessa per i contribuenti che si collocano tra i 85.000 e i 100.000 euro.
Impatti fiscali e gestionali
Secondo le simulazioni, un contribuente con ricavi di 90.000 euro potrebbe risparmiare circa 5.500 euro sulle imposte dirette, passando dal regime ordinario all’imposta sostitutiva al 15%. Tuttavia, dovrà gestire la fatturazione elettronica con l’IVA applicata solo sulla quota eccedente, nonché la liquidazione periodica dell’IVA. Questo potrebbe comportare un aumento dei costi gestionali, con l’obbligo di attivare i registri IVA e di inviare liquidazioni trimestrali o mensili all’Agenzia delle Entrate. Per chi opera in regime forfettario, la scelta di restare nel regime potrebbe essere conveniente, ma richiederà una gestione più attenta e puntuale.
Il nuovo meccanismo introduce complessità operative che richiedono scelte strategiche immediate. Chi supera i 85.000 euro dovrà richiedere al commercialista l’attivazione dei registri IVA non appena si prevede di superare il limite. Questo potrebbe comportare un aumento dei costi di gestione, ma potrebbe anche offrire un risparmio fiscale significativo. Per chi opera in regime forfettario, la scelta di restare nel regime potrebbe essere conveniente, ma richiederà una gestione più attenta e puntuale.
Effetti per lavoratori dipendenti e pensionati
Parallelamente, dal 1° gennaio 2027, la deroga biennale per i lavoratori dipendenti e i pensionati che operano in regime forfettario con redditi fino a 35.000 euro potrebbe scadere. Senza una proroga, il limite tornerebbe a 30.000 euro, con conseguenze per chi supera il limite. Chi fattura oltre i 30.000 euro dovrà passare al regime ordinario, con l’applicazione dell’IRPEF progressivo. Questo cambiamento potrebbe influire anche sui redditi da lavoro subordinato e da pensione, con un impatto significativo per chi opera in regime forfettario.
La proposta di estendere la flat tax a 100.000 euro potrebbe rappresentare un passo importante per i contribuenti che operano in regime forfettario, ma richiederà una gestione più complessa e attenta. La scelta di restare nel regime potrebbe essere conveniente, ma dovrà bilanciare i vantaggi fiscali con i nuovi obblighi di gestione. Per chi opera in regime forfettario, la decisione di rimanere nel regime potrebbe essere strategica, ma richiederà una gestione puntuale e attenta.



