Notizie verificate, aggiornate tutto il giorno

mercoledì 16 Settembre 2026

Quotidiano online indipendente Aggiornamento continuo
Cultura

Le spie tornano a raccontare un mondo più complesso

La nuova stagione di “Slow Horses” e la ricerca del prossimo James Bond riflettono un mondo in cui le minacce sono più diffuse e la spionaggio più fragile.

Le spie sono tornate perché il mondo è più complicato. La nuova stagione di “Slow Horses”, in onda su Apple TV+ dal 16 settembre 2026, segna un ritorno del genere del racconto di intelligence, accompagnato dall’attesa per il prossimo James Bond. Jack Lowden, attore che interpreta River Cartwright nella serie, è dato tra i favoriti per il ruolo del 007, mentre Gary Oldman, che ha interpretato il capo del MI5 Jackson Lamb, sostiene la sua candidatura. Questo non è un caso isolato, ma un segnale di un interesse crescente per le storie di spionaggio, che riflettono un mondo in cui le minacce sono più diffuse e la credibilità degli apparati segreti si basa su una complessità difficile da gestire.

Un mondo in cui le minacce non si distinguono più

Secondo Julian Fisher, ex funzionario governativo britannico e consulente per “Slow Horses”, il mondo non è più diviso in blocchi chiari come Est contro Ovest o bene contro male. Oggi, le minacce provengono da fonti diverse: eserciti, servizi segreti, gruppi terroristici, organizzazioni criminali e campagne di disinformazione. «La complessità delle minacche che affrontiamo ha reso più interessante il racconto delle storie di spionaggio», dice Fisher. La narrativa, in questo contesto, non solo racconta le azioni degli apparati segreti, ma aiuta il pubblico a comprendere il loro ruolo, le loro difficoltà e perché certe minacche non assomiglino a una guerra tradizionale.

La credibilità dello spionaggio non passa più dall’eroe infallibile, ma dal modo in cui mostra un mestiere diventato più fragile. La tecnologia ha reso la sorveglianza più avanzata, ma ha anche reso necessario tornare a tecniche apparentemente antiquate, come incontri faccia a faccia o comunicazioni ridotte al minimo. Questo è un segnale di come il mestiere delle spie si sia evoluto, ma anche di come la sua natura umana sia rimasta centrale.

Un’identità nazionale in crisi

«L’idea che abbiamo un Secret Intelligence Service (MI6) e un Security Service (MI5) potenti, popolati da personaggi molto carismatici, è abbastanza importante per l’identità nazionale», dice Fisher. La morte della regina Elisabetta II e il ridimensionamento militare hanno indebolito questa proiezione. La lunga assenza di un nuovo Bond ha lasciato un vuoto, che “Slow Horses” ha riempito in modo diverso. Non ha sostituito Bond, ma ha rovesciato il modello, mostrando un apparato segreto che non è perfetto, ma è essenziale.

La ricorrenza dei film di Bond era una parte importante del nostro senso di identità. «Un promemoria della capacità britannica di proiettare potere attraverso intelligence e forze speciali», dice Fisher. La narrativa, quindi, non solo racconta le minacche, ma anche il loro impatto sul senso di identità nazionale. Tra 007 e Jackson Lamb c’è una differenza enorme, ma entrambi partono dalla stessa premessa: dietro ciò che vediamo c’è sempre qualcosa che non riusciamo a vedere. Questo è il cuore del racconto delle spie, che oggi più che mai è necessario per comprendere un mondo in cui le minacche sono sempre più diffuse e la credibilità degli apparati segreti si basa su una complessità difficile da gestire.

Leggi anche